POTENZIALI INTERVENTI NUTRIZIONALI PER IL NUOVO CORONAVIRUS

Una misteriosa malattia che causa la polmonite nel dicembre 2019 a Wuhan, in Cina, sta ora diventando una potenziale pandemia. Questi casi di polmonite sono stati infine caratterizzati per essere causati da un nuovo coronavirus (2019-nCoV), di cui fanno parte la Sindrome respiratoria acuta grave (SARS) e la Sindrome respiratoria del Medio Oriente (MERS).
Poiché il virus è un patogeno emergente di recente, molte domande rimangono senza risposta per quanto riguarda i serbatoi del virus, la patogenesi, la trasmissibilità, e molto altro è sconosciuto. Gli sforzi collaborativi dei ricercatori sono necessari per colmare le lacune di conoscenza su questo nuovo virus, per sviluppare gli strumenti diagnostici adeguati e un trattamento efficace per combattere questa infezione. Mentre viene delineata una strategia terapeutica, in assenza di un trattamento specifico per questo nuovo virus, l’obiettivo della popolazione è quello di mantenere un sistema immunitario efficace.
Il prof. Giovanni Spera, endocrinologo, intervistato dall’agenzia di stampa Agricolae.eu consiglia una alimentazione sana “eliminando gli abusi di cibi che “infiammano” l’organismo, come l’eccesso di carboidrati e di zuccheri semplici in grado spesso di creare la cosiddetta “disbiosi” intestinale. E’ di certo plausibile che se mangiamo sano, con fonti proteiche selezionate (pesce, legumi) con buon apporto di acidi grassi insaturi e polinsaturi come quelli  della frutta secca, del pesce e dell’olio d’oliva, oltre che con abbondante uso di vegetali ricchi di oligoelementi e soprattutto fibre, ottimizziamo composizione e funzione del nostro microbiota intestinale e di conseguenza la sua capacità di implementare l’efficacia difensiva del sistema immunitario nei confronti di tutti gli agenti patogeni esterni.” Lo stesso professor Spera, riferisce che le diete chetogeniche, gestite con oculatezza da specialisti competenti, “si sono dimostrate efficaci nella riduzione dello stato infiammatorio generalizzato e soprattutto in un vero e proprio reset del microbiota intestinale, il quale in virtù del nuovo equilibrio tra le popolazioni batteriche, dà il suo contributo al raggiungimento dei singoli obiettivi terapeutici. È verosimile, pertanto, che il trattamento con le diete chetogeniche può aiutare quantomeno a sottrarre i soggetti trattati dal maggior rischio di inefficienza del sistema immunitario ed anzi aiutarli a proteggersi indirettamente dall’assalto degli aggressori virali più o meno dotati di corona.”
I ricercatori Lei Zhang e Yunhui Liu del dipartimento di Neurosurgery del Shengjing Hospital of China Medical University hanno recentemente pubblicato su “Journal of Medical Virology” i potenziali interventi nutrizionali specifici per il trattamento di questo nuovo coronavirus.

 

 

Vitamine del gruppo B. Le vitamine del gruppo B sono vitamine idrosolubili e agiscono come parte dei coenzimi. Ogni vitamina B ha le sue funzioni specifiche. Poiché la carenza di vitamine del gruppo B può indebolire la risposta immunitaria dell’ospite, dovrebbero essere integrate ai pazienti con infezione da virus per migliorare il loro sistema immunitario. Pertanto, le vitamine del gruppo B potrebbero essere scelte come opzione di base per il trattamento di COVID-19.

Vitamina C. La vitamina C, nota soprattutto per il suo ruolo nella sintesi del collagene nei tessuti connettivi, agisce come antiossidante supportando le funzioni immunitarie e proteggendo dalle infezioni virali. La vitamina C può anche funzionare come un debole agente antistaminico per fornire sollievo da sintomi simil-influenzali come starnuti, naso che cola o chiuso. Tre studi controllati sull’uomo avevano riferito che vi era un’incidenza significativamente più bassa di polmonite nei gruppi integrati con vitamina C, suggerendo che la vitamina C potrebbe prevenire la suscettibilità alle infezioni del tratto respiratorio inferiore in determinate condizioni. È stato riportato che il COVID-19 causa un’infezione del tratto respiratorio inferiore, quindi la vitamina C potrebbe essere una delle scelte efficaci per il trattamento del COVID-19.

Vitamina D. La vitamina D non è solo un nutriente ma anche un ormone, che può essere sintetizzato nel nostro corpo con l’aiuto della luce solare. Oltre al suo ruolo nel mantenimento dell’integrità ossea, stimola anche la maturazione di molte cellule, comprese le cellule immunitarie. È stato segnalato che un alto numero di adulti sani ha bassi livelli di vitamina D, soprattutto alla fine della stagione invernale. Inoltre, le persone che sono costrette a casa o istituzionalizzate e quelle che lavorano di notte possono avere carenza di vitamina D, così come molte persone anziane che hanno un’esposizione limitata alla luce solare. Il COVID‐19 è stato identificato per la prima volta nell’inverno del 2019 e ha interessato principalmente le persone di mezza età e le persone anziane. Le persone con infezione da virus potrebbero avere insufficiente vitamina D. Inoltre, è stato riportato che il ridotto stato di vitamina D nei vitelli causa l’infezione del coronavirus bovino. Pertanto, la vitamina D potrebbe funzionare come un’altra opzione terapeutica per il trattamento di questo nuovo virus. William Grant, PhD, afferma: “I coronavirus causano la polmonite, così come l’influenza. Uno studio del tasso di mortalità dalla pandemia di influenza del 1918-1919 negli Stati Uniti ha mostrato che la maggior parte dei decessi erano dovuti a polmonite. Il SARS-coronavirus e l’attuale coronavirus cinese sono entrambi più comuni in inverno, quando lo stato di vitamina D è più basso.” La dose giornaliera raccomandata varia in relazione al peso corporeo, 400-1000 UI al giorno per i bambini e 2000-5000 UI al giorno per gli adulti.

Acidi grassi polinsaturi Omega-3. Gli acidi grassi polinsaturi a catena lunga (PUFA) sono importanti mediatori dell’infiammazione e delle risposte immunitarie adattive. PUFA Omega‐3 e omega-6 promuovono rispettivamente effetti anti-infiammatori e pro-infiammatori. Gli acidi grassi polinsaturi a catena lunga omega-3 potrebbero attenuare notevolmente la replicazione del virus dell’influenza tramite meccanismi di esportazione dell’RNA.

Selenio. Il selenio è un oligoelemento essenziale per la biologia redox dei mammiferi. Lo stato nutrizionale dell’uomo svolge un ruolo molto importante nella difesa contro le malattie infettive. La carenza nutrizionale influisce non solo sulla risposta immunitaria ma anche sul patogeno virale stesso. La carenza di selenio nella dieta che provoca stress ossidativo può alterare un genoma virale in modo che un virus normalmente benigno o leggermente patogeno possa diventare altamente virulento. La carenza di selenio induce anche non solo una compromissione del sistema immunitario, ma anche una rapida mutazione delle varianti benigne dei virus dell’RNA alla virulenza. Pertanto, l’integrazione di selenio potrebbe essere una scelta efficace per il trattamento di questo nuovo virus di COVID-19. La dose raccomandata è di 100 mcg (microgrammi) al giorno.

Zinco. Lo zinco è un potente antiossidante ed è essenziale per molti percorsi biochimici. Si è dimostrato efficace nell’aiutare l’organismo a combattere le infezioni. La carenza di zinco provoca disfunzione dell’immunità umorale e aumenta la suscettibilità alle malattie infettive. L’aumento della concentrazione di zinco intracellulare può compromettere efficacemente la replicazione di una varietà di virus RNA. Inoltre, la combinazione di zinco e piritione a basse concentrazioni inibisce la replicazione del coronavirus SARS (SARS-CoV). Pertanto, il supplemento di zinco può avere effetti non solo sul sintomo correlato a COVID-19 come le infezioni del tratto respiratorio inferiore, ma anche sullo stesso COVID-19. La dose raccomandata è di 20-40 mg/die per gli adulti.

Ferro. Il ferro è necessario sia per l’uomo che per il patogeno e la carenza di ferro può compromettere l’immunità dell’uomo, mentre il sovraccarico di ferro può causare stress ossidativo per propagare le mutazioni virali dannose. La carenza di ferro è stata segnalata come fattore di rischio per lo sviluppo di infezioni ricorrenti del tratto respiratorio acuto.

In questo articolo sono stati riassunti tutti i potenziali interventi per l’infezione COVID‐19 secondo i precedenti trattamenti di SARS e MERS. La risposta immunitaria è spesso indebolita da un’alimentazione inadeguata. Tuttavia, lo stato nutrizionale, fino a poco tempo fa, non veniva considerato come un fattore che contribuisce all’emergere di malattie infettive virali. Servono quindi soprattutto vitamine e sali minerali: ampio spazio, quindi, a frutta e verdura per fare il pieno di vitamine (soprattutto quelle del gruppo B, C e D) e minerali come zinco e selenio, essenziali per anticorpi e globuli bianchi.

Dr.ssa Paola Lemasson

BIBLIOGRAFIA

https://www.iss.it/
https://www.agricolae.eu/
http://orthomolecular.org/resources/omns/v16n06.shtml
Zhang, L., & Liu, Y. (2020). Potential Interventions for Novel Coronavirus in China: A systematic review. Journal of Medical Virology. https://doi.org/10.1002/jmv.25707

Paola Lemasson

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