NUTRI-SCORE: UTILE PER I CONSUMATORI O STRUMENTO ANCOR PIU’ PERICOLOSO?

Da qualche tempo sulla bocca di tutti, ancora non è chiaro se questo Nutri-Score possa essere davvero utile per i consumatori o rischi di diventare ancor più pericoloso per la salute.
Ma partiamo dal principio e vediamo cos’è questo strumento che in tanti vorrebbero aggiungere alle etichette nutrizionali dei prodotti alimentari.
Il Nutri-Score è un sistema di etichettatura sviluppato in Francia che semplifica (o, quantomeno, dovrebbe!) l’identificazione dei valori nutrizionali di un prodotto alimentare utilizzando due scale correlate: una cromatica, divisa in 5 gradazioni dal verde al rosso, ed una alfabetica, comprendente le lettere dalla A alla E.
Questo sistema è stato sviluppato da un gruppo di ricercatori legati all’Istituto Francese per la Salute e la Ricerca Medica (INSERM), all’Istituto Nazionale di Ricerca Agronomica (INRA) e al Conservatorio Nazionale di Arti e Mestieri (CNAM), ed è un sistema a punteggio il cui fondamento sono le tabelle nutrizionali della Food Standards Agency del Regno Unito.
La scala nasce con lo scopo, perlomeno presunto, di semplificare la lettura della tabella nutrizionale classica e permettere una scelta dei prodotti più rapida in base alle esigenze del consumatore; secondo il Ministero della Sanità francese, questo sistema dovrebbe permettere un più facile accesso ai cibi confezionati considerati “sani” e contribuire così alla “lotta all’aumento delle malattie cardiovascolari, l’obesità ed il diabete”.
Al momento è stato adottato dalla Francia (ottobre 2017), dal Belgio (aprile 2018), dalla Spagna (novembre 2018), dalla Germania (settembre 2019) e dall’Olanda (novembre 2019), ma sono in corso discussioni in molti altri paesi europei.
È comunque da sottolineare che ad oggi la sua applicazione è consigliata ma assolutamente facoltativa e volontaria: al momento, infatti, il Regolamento UE 1169/2011 sull’informazione ai consumatori in vigore dal 2014 non consente agli stati membri di rendere obbligatorio un logo (come il Nutri-Score) da apporre sulla parte frontale delle confezioni degli alimenti ed è pertanto un “ostacolo” per tutti coloro si sono fatti portavoce di questa battaglia pseudo-salutista.
Questo Nutri-Score, indipendentemente dalla sua presunta utilità, è attualmente diventato addirittura terreno di scontro politico, in quanto accusato di essere il frutto di un complotto segreto dell’Europa per penalizzare ingiustamente i prodotti tipi italiani e la dieta mediterranea, tanto da spingere alcuni politici a depositare un’interrogazione scritta alla Commissione sul “rischio per i prodotti alimentari italiani che rappresenterebbe l’etichettatura Nutri-Score”.
Ma da cosa deriva questa affermazione?
Deriva dal fatto che questo tipo di etichettatura “bollerebbe” alcuni prodotti tipici non solo del Made in Italy ma della stessa dieta mediterranea, oltre a grandi DOP e IGP (come il parmigiano, il pesto, l’olio extravergine di oliva e molti altri), come più dannosi per la salute rispetto ad altri.
La fazione opposta invece, capitanata dalla testata indipendente Il fatto alimentare (che secondo me dovrebbe però essere un po’ più obiettiva), ricorda, giustamente in questo caso, che il Nutri-Score è nato con due scopi principali:

  • aiutare i consumatori a giudicare, con un VELOCE colpo d’occhio al momento dell’acquisto, la qualità nutrizionale globale degli alimenti, comparare i prodotti tra di loro e orientare le scelte per migliorare la salute nel tempo
  • spingere le industrie a riformulare la composizione degli alimenti per posizionarsi meglio nella scala Nutri-Score rispetto ai concorrenti, riducendo ad esempio i grassi, gli zuccheri o il sale, e di conseguenza a migliorare la qualità nutrizionale dell’offerta alimentare globale

Per queste persone il punteggio Nutri-Score, con una base scientifica molto solida (oltre 40 studi pubblicati su riviste internazionali sottoposti a peer review, incentrati in particolare sulla prevenzione delle malattie croniche) e con il suo formato a 5 colori abbinato a 5 lettere, pare essere uno strumento semplice, intuitivo e comprensibile. Il punteggio finale viene calcolato considerando, per 100 grammi di prodotto, il contenuto di nutrienti e alimenti da promuovere (fibre, proteine, frutta e verdura) e quelli da limitare (calorie, grassi, grassi saturi, zuccheri, sale); dopo il calcolo, il punteggio ottenuto permette di assegnare una lettera e un colore al prodotto esaminato.
Ora, premessa tutta questa teoria, mi permetto di esprimere il mio parere in merito, pur non essendo una scienziata di fama mondiale quanto i sostenitori di entrambe le parti.
Innanzitutto mi preme ricordare che la dieta mediterranea è caratterizzata da un abbondante consumo di frutta, verdura, legumi, cereali (preferibilmente integrali), da un moderato consumo di pesce, carne bianca e uova, e da un limitato consumo di latticini, carne rossa, salumi, prodotti dolci, grassi e cibi salati; essa inoltre favorisce l’olio extravergine d’oliva, possibilmente a crudo, tra i grassi utilizzati come condimento.
È ovvio che una corretta informazione ai consumatori sulla qualità nutrizionale di alcuni alimenti tradizionali come formaggi e salumi tipici, fa in modo che questi capiscano che non se ne esclude categoricamente il consumo, ma si cerca di limitare quantità e frequenze.
Detto ciò, sul Nutri-Score se ne sono sentite veramente di tutti i colori, è proprio il caso di dirlo.
Capite bene che generalizzazioni come la Coca Cola con il bollino verde e l’olio extravergine di oliva con il bollino rosso non sono utili a nessuno.
Il vero problema, secondo me, è che il punteggio risultante da questi fantomatici algoritmi è assolutamente fine a sé stesso, per un sacco di motivi (ne riportiamo solamente due, ma da qui possono nascere un sacco di altre considerazioni):

  • innanzitutto il Nutri-Score serve per confrontare tra loro prodotti dello stesso genere (olio con olio, latticini con latticini, ecc.), ma questo piccolo particolare non viene spiegato ai consumatori, che quindi continuano a seguire pedestremente i malinformati che pubblicizzano come questo sistema promuova la Coca Cola e bocci, ad esempio, il Parmigiano Reggiano
  • il Nutri-Score fa riferimento ai valori nutrizionali per 100 g di alimento e non alla porzione consigliata: si può quindi ben capire come mai si consideri “bocciato” l’olio extravergine o il pesto! È ovvio che se consideriamo i 100 g, questi prodotti sono ricchissimi di grassi, di calorie o di sale, ma noi dobbiamo pensare che ciò che mettiamo nel piatto è una porzione ben più piccola!

Da questi due semplici concetti potete ben capire come questo Nutri-Score possa diventare assolutamente fuorviante per i consumatori.
Coldiretti, ad esempio, riporta che “Il sistema di etichettatura a semaforo è fuorviante, discriminatorio ed incompleto e finisce per escludere paradossalmente dalla dieta alimenti naturali che da secoli sono presenti sulle tavole per favorire prodotti artificiali di cui in alcuni casi non è nota neanche la ricetta. Si rischia di promuovere cibi spazzatura con edulcoranti al posto dello zucchero e di bocciare elisir di lunga vita come l’olio extravergine di oliva, considerato il simbolo della dieta mediterranea, ma anche specialità come il Grana Padano, il Parmigiano Reggiano o il prosciutto di Parma, le cui semplici ricette non possono essere certo modificate. È inaccettabile spacciare per tutela del consumatore un sistema che cerca invece di influenzarlo nei suoi comportamenti orientandolo a preferire prodotti di minore qualità anche perché l’equilibrio nutrizionale va ricercato tra i diversi cibi consumati nella dieta giornaliera e non certo sullo specifico prodotto”.
Sinceramente mi trovo perfettamente d’accordo con quanto affermato dal Presidente Coldiretti, Dr. Prandini e per semplificare il concetto mi permetto di fare qualche esempio fotografico.
Nelle due fotografie che seguono potete vedere due prodotti simili (quello Soyasun non può essere chiamato yogurt in quanto non derivante da latte fermentato e non contenente i due fermenti specifici per poter essere così definito), riportanti entrambi il punteggio Nutri-Score B, ma vediamo di analizzarli per capire se davvero questo è corretto dal punto di vista nutrizionale.
Il prodotto in foto è un prodotto di soia, ovvero un legume che però ormai sappiamo essere da limitare nella nostra dieta; è infatti una buona fonte di proteine vegetali ma il consumo eccessivo può interferire con il metabolismo dello iodio e di conseguenza con il funzionamento della tiroide.
Buon sostituto quindi dei derivati animali, ma con molta moderazione; da evitare invece in caso di patologie attuali o passate, soprattutto in caso di tumori.
Leggiamo gli ingredienti di quello alla pesca (all’ananas-mango non cambia molto…): Succo di soia 78% (acqua, fagioli di soia 9%), zucchero, pesca (11%), fosfato di calcio, aroma naturale, addensanti: farina di carrube, pectina, succo concentrato di limone, fermenti selezionati.
Viene pubblicizzato con il claim “Fonte di calcio” (120 mg per 100 g di prodotto), ma leggendo sopra vediamo che questo non deriva da fonte naturale, bensì dall’aggiunta di fosfato di calcio.
Risulta povero di grassi, con un contenuto di circa il 2.1% e con il 3.7% di proteine, ma guardiamo gli zuccheri: ben che 11.9 g su 12 g di carboidrati totali; e questo solo su 100 g, perché poi il vasetto è da 125 g, quindi la situazione peggiora!
Troviamo poi ingredienti che in un prodotto semplice e naturale, sano potremmo quasi dire, non dovremmo trovare, come gli aromi (anche se naturali) o gli addensanti, che però in un prodotto di soia sono quasi indispensabili…
L’algoritmo, mettendo insieme tutti questi dati, assegna al prodotto una B.
In questa seconda foto  troviamo uno yogurt classico, bianco naturale, prodotto esclusivamente con latte italiano, spesso anche con il famoso latte fieno. Vero, è fonte di proteine animali (tra l’altro nella stessa % del prodotto precedente), ma all’interno di una dieta varia non è assolutamente un prodotto da escludere.
Si tratta di uno yogurt intero, quindi contiene il 4.4% di grassi dei quali il 3.3% sono saturi, vero anche questo, ma ormai sappiamo che una piccola quantità di grassi saturi di derivazione animale, specialmente se grass-fed, è addirittura protettiva nei confronti del rischio di malattie cardiovascolari (una PICCOLA quantità!); inoltre non dimentichiamo che nella parte grassa vi sono tutte quelle sostanze (vitamine e minerali, tra i quali il calcio, presente nel prodotto in ragione di 136 mg per 100 g e, in questo caso, completamente naturale) che sono fondamentali per la salute dell’organismo.
Talmente importanti che buona parte dei nutrizionisti meno aggiornati ci fanno integrare con farmaci o parafarmaci dopo averci consigliato latte e latticini totalmente o parzialmente scremati!
Gli ingredienti sono semplicissimi: Yogurt (latte intero, fermenti lattici vivi); ciò si riflette anche sugli zuccheri, in quanto non avendo sostanze aromatizzanti né ingredienti estranei, si attestano sul 4.4%.
Punteggio assegnato: anche qui una B.
A parità di punteggio, quindi, secondo voi qual è il prodotto migliore da consigliare per un’alimentazione sana?
Preferiamo promuovere un prodotto contenente zucchero rispetto ad uno che contiene grasso (senza considerarne il tipo e la sua funzione o utilità)?
Ci basiamo su un mero discorso di calorie?
Perché se si va sul sito https://it.openfoodfacts.org/ possiamo controllare e anche inserire e calcolare il Nutri-Score di molti prodotti, verificando quanto espresso qui sopra.
Provate e vi stupirete di trovare in punteggio A cibi precotti e surgelati, tagliatelle con “sugo alla Bolognese” in lattina o polpette precotte…
Molti dei prodotti con un punteggio verde (A o B), se confrontati con altri dello stesso tipo, sono infatti considerati migliori solo perché con meno grassi o contenenti dolcificanti alternativi e quindi con meno calorie, senza considerare le potenzialità del danno collaterale. È il caso, ad esempio, della Coca Cola Zero (o light) che ottiene addirittura una B solo perché non contiene grassi né zuccheri e di conseguenza non ha calorie, ma il fatto che abbia degli edulcoranti come il ciclammato di sodio, l’acesulfame K, l’aspartame e nientemeno che il colorante caramello E150d potenzialmente cancerogeno non conta niente per nessuno!
Se ci dobbiamo soffermare solo sul colpo d’occhio che dovrebbe facilitare il consumatore nell’acquisto, allora compreremmo questo prodotto a cuor leggero!
Non sarebbe forse meglio fare una corretta educazione alimentare al consumatore spiegandogli che, in questo caso specifico, è la dipendenza dal sapore dolce che “ci frega” e dovremmo arrivare all’eliminazione dello zucchero invece che alla sua sostituzione con un prodotto sì senza calorie, ma che non risolve questa dipendenza e che, a volte e alla lunga, provoca danni ancora peggiori?
E questo è ciò che esprime Coldiretti.
Per l’olio extravergine di oliva vale lo stesso principio: gli è assegnata una C arancione solo perché ovviamente è grasso praticamente al 100% e una parte di questo sono grassi saturi, ma senza considerare gli effetti benefici (ormai ampiamente dimostrati) sull’organismo e soprattutto la porzione che solitamente si consiglia di consumare.
O ancora, per i cereali da colazione Kellogg’s Senza zuccheri Aggiunti con pezzi di albicocche e semi di zucca… una bella B per un prodotto che ha sì tanti grassi (15%, derivanti da semi di zucca e dalla parte integrale dei cereali, quindi grassi BUONI!), ma un sacco di zucchero nonostante non ci siano zuccheri aggiunti (16%!!).
Perché? Perché ci dimentichiamo che la frutta contiene zuccheri, e più la disidratiamo più ne concentriamo anche i nutrienti, ottenendo un prodotto “bollato” come sano e che invece non lo è poi così tanto.
In Italia si sta studiando un sistema alternativo, denominato etichetta a batteria, che però non credo riuscirà a sortire effetti molto diversi dal Nutri-Score, nonostante quantomeno faccia riferimento alla porzione consigliata e non a 100 g di prodotto.
Questi sistemi, che siano i “semafori” inglesi, il “Nutri-Score” francese o gli ottagoni neri adottati dal Cile e dal Perù, non credo riescano ad indurre il consumatore a compiere scelte più salutari, visto che si concentrano sul singolo alimento piuttosto che sull’alimentazione nel suo insieme.
Gli scienziati e i nutrizionisti più autorevoli, infatti, sono concordi nel sostenere che una buona dieta si ottiene attraverso un’alimentazione varia e bilanciata, con un’appropriata assunzione di tutti i nutrienti.
Questi sistemi di etichettatura a colori, invece, tendono a scoraggiare A PRESCINDERE il consumatore dall’acquisto di tutti i prodotti ricchi in sale, grassi o zuccheri, bollandoli come nocivi per la salute senza valutarli nella loro complessità.
Consideriamo poi il tempo limitato che i consumatori hanno per fare la spesa, aspetto da non sottovalutare assolutamente: se ci basiamo sul colpo d’occhio dato dal Nutri-Score, ragion di più la gente eviterà senza ragionare i prodotti arancioni o rossi e acquisterà i prodotti verdi o al massimo gialli (tra i quali la Coca Cola zero!).
Siamo proprio sicuri che questo sia il sistema migliore per insegnare alla gente le regole per una corretta alimentazione? O vogliamo semplicemente semplificarci la vita evitando il RAGIONAMENTO, lasciando i consumatori nell’ignoranza e nella superficialità?

Dr.ssa Fabiana Carella

BIBLIOGRAFIA

Il fatto alimentare
Codacons
https://www.sojasun.com/produit/dessert-panache-ananas-passion-peche/
www.mila.it

Fabiana Carella

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