INCONTRO CON LA Dr.ssa DEBORA RASIO Mantenere le funzione cerebrali con la corretta alimentazione

Organizzato da

, associazione di promozione sociale di Modena, si è tenuto sabato 01 febbraio l’incontro intitolato “Nutrizione per la mente”, presentato dalla Dott.ssa Debora Rasio, medico nutrizionista, oncologo e ricercatore. Il titolo potrebbe trovare una corrispondenza del tutto equivalente e significativa in “Energia per la mente”, in quanto si è da subito voluto evidenziare e sottolineare l’importanza della componente attivatrice energetica che sottende un equilibrato funzionamento di tutto il nostro organismo, essendo in primis coinvolto il cervello, quale utilizzatore principale, per il 20 % dell’energia totale necessaria al nostro corpo. A fronte dell’attenzione che, dal punto di vista dietetico, negli anni recenti è stata attribuita sempre più alla quantità/qualità del cibo in valore assoluto, non bisogna dimenticare di relativizzare ogni valutazione in tal senso a una sua innegabile primaria funzione di motore energetico di tutte le nostre funzioni vitali.In particolare, presupposto essenziale dell’alimentazione è il suo essere forma specializzata di trasferimento di energia e in questa definizione si condensa quello che è stato il filo conduttore delle argomentazioni affrontate durante l’intera giornata.

Si può affermare che l’obiettivo generale è quello di valutare scientificamente e con il contributo della ricerca le modalità di generazione, conservazione e rigenerazione della funzionalità cellulare in relazione a quello che di fatto, rispetto alle caratteristiche dell’ambiente e all’evoluzione dei modelli di consumo, costituisce un nuovo contesto di vita, con nuovi ritmi e abitudini quotidiane. L’essere umano è sempre stato assoggettato a eventi stressanti, ma la condizione caratterizzante attuale a cui è costretto il nostro organismo è quella di una inarrestabile attivazione; lo stress a cui ormai siamo sottoposti è quotidiano e rappresenta pertanto un rilevante motivo di dispersione energetica. A questi cambiamenti reagisce il nostro organismo e, soprattutto, i nostri batteri che, 150 volte più diversificati di noi dal punto di vista genetico, ci superano di una volta e mezza e si nutrono di noi. La vita ha preso origine proprio dai batteri e di essi conserviamo i modelli di programmazione; ci possiamo definire super batteri organizzati, evoluti proprio grazie all’azione dei batteri benefici rispetto a quella degli stessi dannosi. Attraverso la comunicazione del nervo vago, sappiamo che la salute dell’intestino è collegata con quella del cervello e che nel primo si concentrano i prodotti di derivazione del metabolismo batterico; se vi è una variazione di sollecitazioni e condizioni ambientali si verifica un riadattamento al livello del microbiota, con conseguenti modifiche strutturali cerebrali. Si innesca in tal modo un meccanismo circolare, di cui è difficile determinare la vera sequenza causa effetto; se si è sottoposti a uno stress si ha una reazione del microbiota e, in presenza di un microbiota negativo, si ha un impatto sul cervello; non è però noto quale sia il primo fattore scatenante. Dopo aver riconosciuto nell’intestino il “secondo cervello”, si può allora parlare di un “terzo cervello” identificato proprio nel microbiota. Certamente i batteri sono determinanti in modo positivo per lo sviluppo cerebrale, attraverso il loro dialogo continuo a livello intestinale, con le relative cellule, i neuroni. Al contrario, a fronte di eventi negativi, essi colonizzano le cellule immunitarie cerebrali, la cosiddetta microglia, e bloccano il corretto utilizzo dell’energia a disposizione, in quanto ne usufruiscono per primi, non rendendola più disponibile; in tal caso si viene così a determinare una condizione di deficit energetico cellulare. Per comprendere meglio questa constatazione della ricerca scientifica, è necessario infatti mettere in campo i protagonisti della nostra “sostenibilità” energetica, in termini di una modalità di produzione di energia “rinnovabile ed efficiente”: si devono infatti conoscere e comprendere nella loro struttura e funzione i cosiddetti mitocondri. Si tratta di organuli cellulari, per lo più a forma di bastoncello o granulari o filamentosi, che possono essere definiti senza alcun dubbio le nostre “centraline energetiche”, al livello di ogni nostra singola cellula, essendo in grado di rendere possibili le nostre principali attività dell’organismo. In particolare, essi sono in grado di recuperare, utilizzare e rendere disponibile l’energia proveniente dalla nostra alimentazione. Non approfondendo in questa sede la loro struttura nel dettaglio, si può però evidenziare che la membrana interna mitocondriale, dotata di una permeabilità molto selettiva, che permette il passaggio delle sole piccole molecole da metabolizzare, possiede quelle particolari proteine enzimatiche, in grado di avviare le reazioni chimiche necessarie a demolire le molecole costituenti il nostro cibo ingerito. In questo processo il metabolismo di carboidrati e lipidi si compie con relativa ossidazione, attraverso il ciclo di Krebs, e, di seguito, le proteine della catena di trasporto degli elettroni intervengono in modo sequenziale, per produrre speciali molecole di adenosintrifosfato, ATP, cruciali in quanto caratterizzate da alta energia concentrata e subito disponibile.  Un’altra peculiarità dei mitocondri è poi quella di essere l’unica componente cellulare, oltre al nucleo, a racchiudere materiale genetico; nello specifico questo DNA reca il codice genetico necessario per la sintesi delle specifiche proteine operanti all’interno del mitocondrio stesso. Si tratta in tal senso di un DNA diverso da quello del nucleo e più suscettibile a traumi e squilibri. Nel momento in cui si ha una disfunzione energetica mitocondriale, circola meno ATP e le cellule, i neuroni in primis, non dispongono del sufficiente glucosio necessario a svolgere i loro compiti, fino al punto di incorrere in inevitabile morte cellulare e quindi in loro riduzione in termini numerici. Il cervello costituisce di fatto l’organo che, nella sua maggiore complessità, rivela la più alta sensibilità a tali variazioni energetiche. Una correlata condizione di stress ossidativo e infiammazione implica, pertanto,  modificazioni strutturali, con l’incapacità dei neurotrasmettitori, i messaggeri chimici endogeni con cui i neuroni, attraverso la trasmissione sinaptica, comunicano tra loro e con il resto del corpo, di legarsi ai loro recettori. Si riduce di fatto quel processo cruciale di neuroplasticità, di riadattamento strutturale propria dei circuiti nervosi che, specificatamente attiva nella prime fasi di vita, si esercita con modalità differenti anche in età adulta. Da qui l’importanza dei vari temi che sono stati approfonditi con riferimento alle moderne malattie croniche degenerative, che altro non sarebbero che conseguenza di deficit energetici mitocondriali, dove la colonizzazione di batteri e virus risulta il fattore responsabile.

La ricerca ha individuato ad esempio nell’origine dell’autismo, (ADS, Autism Spectrum Disorder),una grave carenza di alcuni specifici ceppi batterici coinvolti e necessari allo sviluppo cerebrale; così come si sono identificati come determinanti l’insorgenza della patologia dell’Alzheimer alcuni batteri della bocca. L’estrazione di energia dagli alimenti di per sè costituisce origine di stress ossidativo; si tratta di riconoscere priorità all’obiettivo di ridurre quest’ultimo al minimo. Se è vero che è necessario porre attenzione alla qualità e quantità della nostra alimentazione, è altrettanto vero che questo aspetto risulta comunque secondario al fatto che ci sono alcuni presupposti da considerare, legati proprio all’efficienza energetica cellulare, l’unica a poter limitare lo stress ossidativo. Una condizione di neuroplasticità è allora imprescindibile da determinate condizioni di stile di vita, anche basilari. Innanzitutto va valutato un adeguato riposo notturno, rispetto al quale non è un caso che bisogna aver goduto di una adeguata luce del giorno che possa regolare la successiva produzione di melatonina; quindi, è necessaria una sufficiente esposizione alla luce solare, che rende il sistema immunitario più efficiente, nonché un conseguente rispetto dei ritmi circadiani, che regolano l’attività delle nostre cellule nelle nostre funzioni vitali, tra cui anche il nutrimento. Infine non è da sottovalutare un’equilibrata gestione delle emozioni, in quanto è vero che la “configurazione” acquisita del nostro pensiero influenza l’approccio alla vita, ma alla base di questo aspetto entrano in gioco anche componenti organiche.

Al termine di questa giornata si può affermare, dunque, che le parole della Dott.ssa sono arrivate con una competente, ma, nel contempo, assimilabile “energia” ai partecipanti, coinvolgendoli e facendo sicuramente maturare in loro la consapevolezza di una preziosa vitalità connaturata alla nostra esistenza e spesso data per scontata. L’attenzione ad alcuni aspetti del nostro organismo, in una più articolata prospettiva, può farci individuare le modalità per vivere secondo una nostra personale “sostenibilità”, che possa tradursi in un miglioramento della complessiva performance energetica cellulare.

Relazione della
Dr.ssa Laura Lo Presti

 

 

 

 

 

 

 

 

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