DIETE E DIETE quale la migliore e e quale sciegliere?

È questo il periodo in cui si ricorre alla dieta post festività, e in realtà non è vero che l’obiettivo sia quello di detossificare, ma quello di perdere quei chili che si sono appena aggiunti agli altri che già erano presenti prima di Natale!!
  “Dottoressa, mi scusi, ma qual è la dieta più efficace per perdere questi chili messi alle feste?”, arrivano con idee confuse e con molte illusioni, pensano di intraprendere percorsi, veloci e semplici come se chi deve stare a dieta fosse qualcun altro!!
Il panorama delle diete è vastissimo, ma tendenzialmente negli ultimi tempi quella più gettonata è quella con un ridotto apporto di carboidrati, che si chiami Paleozona o iperproteica, chetogenica, low carb diet  il concetto rimane lo stesso, basso contenuto di carboidrati e più o meno notevole apporto di proteine e/o grassi.
Per questo articolo ho voluto trattare un’alimentazione ricca in proteine, affidandomi ad un esperto al livello mondiale, il Dott. Aronne Romano, che ha messo a punto questa dieta dopo anni di studi sulla corretta alimentazione.
Perdere fino a un chilo a settimana senza soffrire la fame, avere più energia, dormire meglio, essere più concentrati sul lavoro e migliorare le proprie performance atletiche, non riprendere i chili persi, perdere in grasso e mantenere la percentuale di muscolo… queste le premesse, nonché il desiderio di chi si mette a dieta.
In realtà non esiste una dieta che va bene per tutti, ma i regimi alimentari possono essere modulati sulle esigenze della clinica di ogni individuo.
Valutiamo quindi se e come una dieta “proteica” possa risultare efficace.
La dieta mediterranea è stata nominata patrimonio dell’umanità, è universalmente riconosciuta come sana, la seguiamo da quando siamo nati ed è senza dubbio una gioia per il palato: allora perché, mi potreste chiedere, dovremmo abbandonare la dieta mediterranea?

Cos’è la dieta mediterranea?
Se lo chiediamo ai marocchini, ci risponderanno che è una dieta che prevede couscous, datteri e kebab; per gli spagnoli è costituita da paella, tapas e sangria; per i greci da moussaka, olive e feta; per noi da pane, pasta e pizza. Chi ha ragione? Per capirlo ci viene in aiuto il Seven Country Study dello scienziato americano Ancel Keys, una vera pietra miliare nell’analisi del rapporto tra diete e salute, che ha messo a confronto le diete di 7 Paesi (Stati Uniti, Olanda, Finlandia, Italia, Jugoslavia, Giappone, Grecia) e la relativa efficacia nella prevenzione di alcune patologie, in particolari tumorali e cardiovascolari.
Dallo studio effettuato 25 anni dopo come follow-up del Seven Countries è emerso che la mortalità per infarto a Creta era minore degli altri paesi, e si è ipotizzato che il calo fosse dovuto al minor consumo di carne e prodotti di origine animale. Quindi hanno ragione i vegetariani? Non traiamo conclusioni affrettate: i fattori coinvolti sono molti e spesso ingannevoli. Per esempio per lungo tempo si è detto che il vino rosso fa bene. In realtà sembra che i tanti benefici finora attribuiti siano “indiretti”: si è visto infatti che chi beve vino non beve latte, perciò non sarebbe un bicchiere in più di rosso a portare vantaggi, ma un bicchiere in meno di latte, o forse l’effetto combinato dei due fattori.
In ogni caso, Creta è diventato un modello di riferimento alimentare. I capisaldi della dieta erano: abbondanza di vegetali (anche da piante selvatiche), frutta, minima presenza di zuccheri raffinati, pochi cereali e solo integrali sotto forma di pane, meno latte e più formaggio di capra rispetto agli altri paesi, proteine derivate soprattutto da pesce e carni magre, modesto consumo di vino e tante noci. Ma la cosa che colpisce di più dell’alimentazione cretese è l’uso abbondante di olio extravergine di oliva.
Con gli anni si è capito, grazie a numerose ricerche cliniche che la maggior parte delle componenti della dieta greca originaria ci proteggono da tante malattie.
Il problema di fondo per noi italiani è che consideriamo dieta mediterranea l’alimentazione che seguiamo fin da piccoli. E lo facciamo in buona fede, mentre un po’ meno in buona fede sono i tanti furbi che negli ultimi decenni hanno spacciato per mediterranei prodotti che in realtà non lo sono affatto. Alla mistificazione hanno contribuito gli americani, proponendo all’inizio degli anni novanta una piramide nutrizionale, ormai famosa e adottata in tutto il mondo, secondo la quale la dieta mediterranea prevede un largo consumo di pane, pasta e cereali, infischiandosene dei dati concreti, del Seven Countries Study e della nostra salute.
Perché, come abbiamo visto, gli amidi non erano poi così presenti nella dieta mediterranea più sana, cioè quella cretese. Gli studi indicano che ad esercitare un effetto positivo sull’organismo sono la frutta e la verdura, e che un fattore decisivo è l’olio extravergine d’oliva. Grazie al suo contenuto di acidi grassi monoinsaturi, può essere considerato una via di mezzo da cibo e medicina, tanto che si è calcolato che aiuta a ridurre la mortalità globale del 26 per cento. Il suo consumo abituale abbassa i fattori di rischio di patologie coronariche, modifica positivamente la risposta infiammatoria e aumenta l’HDL, il colesterolo buono. Ed è inoltre inversamente correlato al rischio di cancro al colon e al seno, al tratto superiore dell’apparato digerente e al tratto respiratorio. Contiene l’idrossitirosolo, un potentissimo antiossidante che, a parità di peso, è 500 volte più efficace della vitamina C nel contrastare gli effetti dannosi dei radicali liberi. Secondo uno studio del 2012, che ha vagliato due anni di benefici della dieta mediterranea, l’olio ha anche il merito di prevenire l’osteoporosi e di ridurre il rischio cardiovascolare.
Da studi recenti si evince che i grassi non sono un demone da evitare, come ci hanno fatto credere per molti anni le indicazioni salutiste e le pubblicità che hanno cavalcato il business del fat free e del cholesterol free; è ormai noto che bisogna evitare i grassi trans, introdurre i monoinsaturi (come quelli dell’olio extravergine di oliva) e ovviamente gli omega-3.
Riassumendo: gli studi effettuati dal Seven Countries in poi hanno dimostrato che l’alimentazione più sana prevede tanta frutta, tanta verdura, proteine di pesce e carni magre, grassi monoinsaturi, omega-3 e ovviamente il giusto apporto di macronutrienti…
Secondo il professor A. Romano risponde esattamente alla dieta ideata da lui, in cui c’è un equilibrio di 40 % di carboidrati (da fonti vegetali), 30 % di proteine (meglio pesce e carni magre) e 30% di grassi (preferibilmente monoinsaturi).
Questa dieta che dal professore viene definita uno “stile di vita” sembra essere più mediterranea di tutte quelle che vengono definite tali, anche impropriamente.
In fin dei conti ciò che si evince da tutta la disquisizione è che la corretta alimentazione è un equilibrio di macronutrienti e alimenti antiossidanti a cui non si può e non si deve rinunciare. Ricordo comunque che ognuno di noi ha un patrimonio genetico che lo rende diverso e unico, come diversa e unica deve essere l’alimentazione ad hoc per ognuno di noi! Diffidate sempre dei guru dell’alimentazione che sostengono di avere in tasca la dieta universalmente valida per tutti; chiedete, informatevi, fidatevi ma verificate!!

Dott.ssa Roberta Sabellico

Bibliografia
Allan C.B.- Lutz W.: “ Life without bread: how a low-carbohydrate diet can safe your life”, Keats Publishing, New Canaan (CT),2000
Aronne Romano: “ La Paleozona”, Bur Rizzoli, Mondatori Libri S.p.A. ,2013
Ghiselli A.- Guffanti L., “La dieta mediterranea, anzi italiana”,Sperlng e Kupfer, Milano, 2005

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