GENOVA GIUGNO 2019

In occasione del Focus Live 2019, tenutosi a Genova l’1 e il 2 giugno, si è parlato e “pensato”  anche al cibo.
“Pensare al cibo” è un’espressione che può essere oggetto di varie traduzioni.
Rispetto ad un contesto sociale moderno in cui per lo più si dà per scontata la disponibilità di risorse e la certezza di avere quotidianamente il piatto pieno,  “pensare al cibo” può semplicemente fare riferimento all’idea  di cosa mettere in tavola, spesso preoccupazione di ogni figura che, nell’ambito della famiglia o di collettività più ampie, si occupa della preparazione degli alimenti; può infatti identificarsi con l’attenzione rispetto ai prodotti da posizionare nel nostro carrello della spesa.
“Pensare al cibo” costituisce poi di fatto occasione di aggregazione sociale, opportunità di incontro e condivisione e si traduce nel consumo di pasti fuori casa o nella conviviale preparazione casalinga. Può inoltre comprendere il timore di quanto mangiare rispetto a quello che si vuole definire “lo spettro della bilancia” o, con diversi approcci, anche estremi, conseguenti al dilagare di una vera e propria enfasi salutistica, coincidere con l’ansia di inglobare nel nostro corpo solo ciò che si ritiene possa essere più che vantaggioso per il nostro benessere o, diversamente ancora, costituire momento di piacere, in modo più o meno allineato ad un potenziale equilibrio puramente nutrizionale e a una più o meno autentica consapevolezza di consumo.
Si sono pertanto prese a riferimento quelle che sono le associazioni più immediate con tale espressione, associazioni che ruotano intorno ad una prospettiva essenzialmente personale. In un contesto sociale di mobilità, velocità, uniformità, sempre più infatti si fa cogente l’esigenza e, nel contempo, il timore di relazionarsi, riversandosi tale tensione nel rischio di una conseguente frammentazione dell’individuo.
Un aspetto cruciale, associato alle recenti specifiche prese di posizione nell’ambito delle tendenze di consumo alimentari, è spesso infatti dato da un’autoreferenzialità delle scelte, dei rapporti, degli stessi sentimenti.
Si può però andare oltre, puntando l’interesse più specificatamente sul verbo pensare come atto dello svolgimento di un esercizio intellettivo, che contempla risvolti più ampi, di predisposizione all’oggetto a cui si rivolge e, quindi, di correlati aspetti.
“Pensare al cibo”, nel senso più profondo del termine, ha a che fare con il meditare, ponderare, sentire il cibo, come elemento verso il quale avviare un chiaro richiamo cognitivo, ossia con l’elaborare un insieme di processi implicati nella conoscenza, quali immaginazione, percezione, memoria, esperienza, sensi, emozioni che possono guidare in maniera più consapevole all’azione, al comportamento, sia rispetto a se stessi che agli altri.
Si tratta pertanto di qualcosa che può avere a che fare con una sensibilità assimilata, che spazia dall’attenzione per il valore della risorsa in sè, in quanto materia prima presente in natura, ma non necessariamente accessibile a tutti, all’informazione su cosa questa può apportare al nostro organismo, ai fattori più irrazionali che ci rendono propensi ad essa, alla possibilità di avvalersi di strumenti a nostra disposizione, come il gusto,  in una dimensione di apprendimento più ricco ed esaustivo, affinchè la metabolizzazione dell’atto alimentare possa assumere anche connotazione di un vissuto accentratore di comunicazione.
Parlare di alimentazione può essere tanto quotidianamente scontato, quanto sorgente di stupore di fronte ai risultati della ricerca, alle reazioni del nostro corpo, alle riflessioni che, in ambito anche più collettivo, possono orientarci in precise direzioni e di cui gli uomini possono, volontariamente avvalersi, a differenza degli altri esseri viventi.
L’uomo può di fatto scegliere e, per quanto incidano anche complessi fattori chimicamente ed emotivamente incontrollabili, può decidere di scoprirli, di averne attenzione, consapevolezza, cura.
Nel contesto dell’evento di Focus Live 2019 è stato possibile confrontarsi con tutta una serie di interventi in grado di ricordarci il nostro rapporto con il pianeta, con le nostre risorse, con quella che è stata e che sarà l’evoluzione della studi, nonché delle dinamiche relazionali strettamente connesse.
Se dovessimo individuare una linea comune, elemento caratterizzante  alla base dei vari dibattiti è stato certamente il rapporto ambivalente dell’uomo nei confronti della scienza, da un lato, fornendo quest’ultima modelli e dettagli che spesso sfuggono all’occhio umano, aiutando a identificare processi e valutarne l’andamento, dall’altro lato, andando a creare possibili variazioni di alcuni delicati equilibri.
Tre si possono definire gli scopi scientifici:  la comprensione rispetto alle potenziali idee sul verificarsi di un fenomeno,  in termini di cause e relazioni con altri aspetti dell’ambiente naturale; la spiegazione che approfondisce il perché un fenomeno si svolge in un determinato modo; la predizione che, ancora più dettagliatamente, descrive cosa accadrà nel futuro rispetto ad un processo per il quale sono soddisfatte precise condizioni.
Per definire totalmente fruibili i vantaggi di un contributo scientifico, in modo da rendere quest’ultimo veramente funzionale al nostro mondo, uno strumento che aiuti a comprendere i processi in cui siamo coinvolti per viverli nel migliore dei modi, è necessario non ritenere di poter escludere la componente umana.Vale, come spesso si è obiettato, che nessuna tecnologia può sostituire: l’empatia, le emozioni, le relazioni umane, l’ispirazione.
La ricchezza di una condizione esaustiva di benessere contempla la possibilità per l’essere umano di districarsi nella gestione di proprie immense capacità che possono tradursi in altrettanto potenti risultati condizionanti la propria esistenza.
I risvolti di un insieme di potenziali contraddizioni si hanno in più ambiti. L’ esempio in campo alimentare è eclatante, in quanto il valore esistenziale del cibo, si è detto,  va sicuramente al di là della risorsa primaria in esso concretizzata.
Ben difficilmente si potrà ipotizzare la realizzazione di una effettiva assimilazione di molecole, di principi nutritivi, per quanto facenti parte di una dieta di laboratorio idealmente perfetta. Questo aspetto evidenzia come fornire calorie non sia sufficiente a sfamare l‘individualità dell’essere umano che anche nei bisogni primari necessita di un filtro cognitivo. Qualsiasi possa essere il contributo scientifico più aggiornato, ciò che rende l’uomo evoluto è la possibilità di avere consapevolezza, consapevolezze delle sue scelte, della sua fisiologia , in quanto organismo dotato di capacità che vanno ben oltre le funzionalità dei singoli organi. La sua esigenza di nutrimento è di fatto un’esigenza multidimensionale.
La consapevolezza si rispecchia sia nell’ottica individuale che collettiva, su più fronti, tra cui quello della sostenibilità.
L’impatto della scelta relativa alla sfera alimentare avviene sulla salute del soggetto che di fatto la compie, ma ricade inevitabilmente sull’organizzazione di strutture e organizzazioni sociali, economiche, lavorative.
Ecco perché, nell’ambito della programmazione di un evento dedicato alla scienza, inevitabile è ogni rimando ad una valutazione sul modo di intendere il rapporto con l’ambiente, in relazione a tutte le dinamiche produttive.
Uno specifico intervento a ciò dedicato è stato intitolato “A tavola con gusto solidale”, con la partecipazione di medici, ricercatori, chef.
Si è intrecciato un punto di vista più teorico, di rielaborazione di tematiche e relativi impatti, con quelli che sono stati tre esempi pratici ai fornelli, esempi di menù realizzabili entro una spesa massima di 1 euro; in particolare, questi i piatti che sono stati preparati, spiegati e direttamente consumati e commentati dagli altri ospiti protagonisti del dibattito:
cous cous di pane condito con il pesto leggero di sedano e malva” di Simone Salvini;  “uovo e ritunnu” di Matteo Monti; “insalata sporca di terra”, “patata e buccia in cacio e pepe”, “zuppa di fragole pane e latte”di Rino Duca.
Ognuna di queste preparazioni ha concentrato il massimo impegno in un utilizzo mirato degli ingredienti, in uno studio delle compatibilità di gusto e in un’attenzione nutrizionale, comprendendo anche varianti vegetariane.
Come si è detto, è stato il tutto anticipato da considerazioni, riflessioni di studiosi e medici.
Margherita Guidetti, dell’Università di Modena e Reggio Emilia, ha posto l’attenzione sulla psicologia sociale, applicata all’alimentazione, soprattutto a come la complessa scelta alimentare comprenda una dimensione biologica-culturale, che definisce cosa è o no edibile, e una individuale-sociale, che concentra la valenza comunicativa, espressione di una nostra identità e valori.
Enzo Spisni, dell’Università di Bologna, ha argomentato su quanto il tema della sostenibilità sia legato al comportamento delle persone , in quanto consum-attori, rispetto al condizionamento delle decisioni assunte per orientare i processi tecnologici e quindi l’intera filiera industriale.
Infine Carla Lertola, medico specializzato in Scienze dell’Alimentazione, ha rappresentato una presenza rilevante anche in quanto promotrice e fondatrice di Robin Foood, associazione no profit nata a luglio 2015.
Tale iniziativa, particolarmente significativa proprio a coronamento di quanto accennato precedentemente, può costituire un innovativo e proattivo approccio alla sostenibilità.
Il suo valore aggiunto, infatti, si identifica nel fatto di trattarsi di un’associazione nata con lo scopo di “coprire il bisogno nutrizionale dei più poveri, ma insegnando loro anche a mangiare in maniera corretta”; ciò non sulla base di avulsi precetti, ma attraverso riferimenti che possano essere assimilati anche dalla mente.
Non necessariamente le persone più povere mangiano solo poco, spesso adottano loro stessi stili di vita non sostenibili, attraverso una gestione inopportuna anche di quelle poche risorse disponibili. Fare la spesa in modo inadeguato ha degli impatti economici, coì come abbinare in modo inopportuno i principi nutritivi.
Un consumo sostenibile ha a che fare con la culturalizzazione.
Ecco perché Robin Foood fonda la sua missione sulla distribuzione intelligente di cibo. Cosa distingue un atto di generosità autentico? Il fatto di fornire non solo qualcosa di materiale, atto che peraltro viene talvolta compiuto in modo del tutto egoriferito, per gratificare più se stessi che gli altri, ma ciò che si trasmette con quel gesto, la possibilità anche solo con una presenza attiva, uno sguardo, una parola, di condividere, di fortificare un messaggio che arrivi alla dimensione cognitiva.
Sostenibilità e solidarietà si legano all’empatia; quando si condivide il cibo si può pensare alla propria “gola” o, in modo più vitale, ci si può emozionare nella condivisione di un’esperienza comunicativa, tanto quotidiana e più comune, quanto misteriosa, affascinante e coincidente con ciò che mantiene la nostra vita e il suo mistero.
Diventa allora spontaneo in questo senso contemplare la sostenibilità a livello di micro comunità, con piccole azioni che possano favorire l’informazione, lo scambio reciproco animato da curiosità e non dall’ansia di strappare consigli ad uso e consumo individuale.
Un’associazione strutturata in tal senso dimostra che è possibile pensare agli altri attraverso gesti costruttivi, la diffusione di un nutrimento complessivo, in termini di informazioni elaborate, comprese, motivate, del relativo apprendimento e del positivo effetto esponenziale.
Sostenibilità e culturalizzazione, amorevolezza e consapevolezza vanno di pari passo, in direzione di una riaffermazione di caratteristiche fondamentali dell’uomo, individuabili in un’innata capacità di immaginazione e rielaborazione creativa-emotiva e in una conseguente facoltà di integrazione della stessa su diversi piani della realtà.
Promuovere nel corso del tempo il raggiungimento di una condizione di benessere, ossia, di soddisfazione di bisogni, primari e non, nell’ambito di uno stile di vita che possa essere sostenibile e, in quanto tale sobrio e salutare,  è possibile!

Laura Lo Presti, Dott.ssa specialista in Scienza dell’Alimentazione e Gastronomia.

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