HI-TECH NELLA RISTORAZIONE? No, grazie!

Ennesima conferma, la macchina non potrà mai sostituire il contatto umano.
Anche questa volta, dopo alcuni tentativi in altri ristoranti, i robot hanno perso la sfida e, scusatemi se mi sbilancio, PER FORTUNA. La notizia è stata data qualche settimana fa dai telegiornali: un altro Hotel completamente automatizzato, con robot a gestire ogni operazione dal ricevimento alla cucina, chiude.
Certo, di contro nell’articolo della “Stampa Cucina” si parla della nuova apertura di un ristorante, a Boston, in cui le ricette sono di uno chef stellato ma i cuochi sono sostituiti da robot in modo da consentire al personale di dedicarsi esclusivamente ai clienti in sala.
Ma le persone sanno che se vanno al ristorante non solo per mangiare, bensì per vivere qualcosa di nuovo, il famoso “viaggio sensoriale” di cui abbiamo parlato in precedenza, un’esperienza che non potresti vivere a casa nemmeno utilizzando le migliori ricette del mondo, il contatto umano è fondamentale.
Come può un robot cucinare meglio di una persona? Certo, il robot non farà mai errori a meno di un malfunzionamento, ma uno chef mette nel piatto non solo semplici ingredienti: mette la sua passione, la sua emotività, darà un’impronta e quindi sensazioni diverse ogni volta. Il piatto dello chef, anche se sempre uguale alla ricetta di base, non avrà mai lo stesso sapore o la stessa emozione, nel bene e nel male. La persona fisica “lotta” anche nelle giornate peggiori, e di conseguenza trasmetterà sempre qualcosa.

IMMAGINIAMO L’ABBRACCIO DI UN ROBOT: potrà essere una “macchina” riscaldata, bellissima, con voce suadente, ma il calore umano e l’emozione che può trasferirci una persona in carne ed ossa è ben altra cosa.
In sala funziona allo stesso modo: il cliente sa che parlare con un cameriere (che può anche sbagliare, può dimenticare qualcosa o portarci un piatto sbagliato) è comunque un’azione che va oltre la pura comunicazione, perchè un suo sorriso può farci dimenticare l’errore o rendere la nostra esperienza indimenticabile.
Pensiamo a quando siamo fuori casa per lavoro o anche per vacanza. Dopo un po’ di tempo passato in albergo, per quanto si possa essere serviti e riveriti, sentiamo la mancanza di quella che chiamiamo “casa”. E per casa non intendiamo solo le 4 mura fisiche, bensì l’atmosfera, l’accoglienza, l’avere qualcuno che ci aspetta e ci “coccola”. Potremmo anche essere nei migliori hotel al mondo, dove tutto è perfetto (e chi meglio dei robot può fare questo), ma se non ci sentiamo un po’ a casa, dopo poco l’ambiente “sterile”, senza emozione, senza anima, ci annoia, ci svuota e vogliamo tornare a CASA.
Apriamo allora un altro capitolo molto importante,
“La Professionalità”,  già trattato in altre occasioni come ad esempio:

Questo è un punto dolente, ma se pensiamo che qualcuno vorrebbe sostituire i lavoratori del settore con dei ROBOT, non credete che proprio chi dovrebbe ricercare la professionalità, ovvero i proprietari dei locali, abbia un po’ trascurato questo aspetto?!
Proprio per questo motivo continuerò a fare quanto possibile per promuovere il contatto umano nella ristorazione, partendo dalla comunicazione e dalla formazione del personale interessato, cercando di dare i giusti “pesi” ai diversi settori che la compongono.
E qui citiamo per esempio:


Con questo quindi vorrei vedere personale sempre più preparato e capace, con il desiderio di far sentir bene le persone che ci affidano parte della loro vita, che sia qualche ora al ristorante, in albergo o nella ristorazione collettiva, dove a volte consumiamo i nostri pasti più che a casa, senza trascurare però la differenza che può fare il contatto emotivo.

Francesco Cappa

Francesco Cappa

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