BATTAGLIA TRA NUTRIZIONE E AMBIENTE:

Vegetariano è meglio?

Non esiste un periodo storico come quello attuale in cui nutrirsi sia diventato così difficile e complicato. In passato mangiare era un bisogno marginale con la sola funzione di vivere. Oggi mangiare è diventato un chiodo fisso. Mangiare molto, mangiare poco, fare la dieta, bilanciare, mangiare vegetariano, mangiare salutare. Poi il troppo cibo ha generato sovrappeso e malattie e contemporaneamente contribuiva a sfruttare l’ambiente e i suoi esseri viventi. Solo troppo tardi la società si è accorta che la situazione è diventata allarmante in entrambi i versanti. Oggi cercheremo di analizzare il cibo in funzione del suo impatto ambientale e nutrizionale al contempo, cercando di capire se e come ci si può nutrire senza uccidere il pianeta.

CIBO E IMPATTO AMBIENTALE

Un paradosso del cibo dei tempi moderni è che Abbiamo l’urgenza di sfamare una popolazione mondiale in crescita, eppure il 40% delle risorse mondiali di cereali è utilizzato per sostenere allevamenti e carburanti.

Le attività agricole e di allevamento sono tra i principali responsabili delle emissioni di gas a effetto serra. Pertanto, come viene suggerito dal documento “Climate Smart Food ” – redatto a novembre 2009 dal SIK ( the Swedish Institute for Food and Biotechnology) su incarico della Presidenza Svedese di turno dell’Unione Europea – anche nella scelta dei cibi e delle diverse diete occorre tenere conto della variabile ambientale.  La quantità di cibo sprecato, inoltre, è quattro volte superiore a quanto necessario per sfamare le persone denutrite nel mondo.

Lo spreco alimentare è quindi un problema economico, morale, ma anche ambientale: decomponendosi in discarica rilascia gas metano, un gas serra 20 volte più potente dell’anidride carbonica. La produzione alimentare provoca il 30% delle emissioni di gas serra nell’ambiente, una percentuale superiore a quella generata dall’intero settore di trasporti e della produzione di energia elettrica.

Siamo di fronte ad una vera e propria emergenza che, non deve più essere sottovalutata o ignorata. In un’ottica di miglioramento, è possibile valutare le diverse categorie di alimenti relativamente al loro impatto ambientale, cioè in termini di emissione di gas serra (Carbon Footprint), uso delle risorse idriche (Water Footprint) e uso del suolo (Ecological Footprint).

Riclassificando i cibi non più solo in funzione del loro impatto positivo sulla salute, ma rispetto al loro impatto negativo sull’ambiente, si ottiene una piramide capovolta, che vede gli alimenti a maggior impatto ambientale in alto e quelli a ridotto impatto in basso.

Accostando la nuova Piramide Ambientale alla Piramide Alimentare si ottiene una Piramide Alimentare-Ambientale che chiameremo “Doppia Piramide”. In essa si può osservare come gli alimenti per i quali è consigliato un consumo maggiore, generalmente sono anche quelli che determinano gli impatti ambientali minori. Viceversa, gli alimenti per i quali viene raccomandato un consumo ridotto sono anche quelli che hanno maggior impatto sull’ambienteSe nell’arco di un anno una persona evitasse di mangiare la carne per due giorni a settimana, si avrebbe un risparmio di 310 kg di CO2 all’anno. Se addirittura tutti i cittadini italiani non mangiassero carne per un solo giorno a settimana, si avrebbe un risparmio totale di 198 mila tonnellate di CO2, pari al consumo elettrico annuo di quasi 105 mila famiglie o a 1,5 miliardi di km in auto. Praticamente, un piatto di carne in meno la settimana porterebbe gli stessi benefici di tre milioni e mezzo di auto in meno sulle strade in un anno.

CIBO E IMPATTO NUTRIZIONALE

Siamo tutti molto affezionati alle tradizioni culinarie italiane e, sulle nostre tavole, non mancano quasi mai piatti e dolci tipici spesso anche senza la presenza di eventi o ricorrenze particolari. Siamo certi, o quasi, di seguire la cara dieta mediterranea proprio in virtù della tradizione. La realtà è purtroppo ben diversa. Le preparazioni tradizionali ideali per la vita quotidiana di 60-70 anni fa, oggi non rispettano più il nostro fabbisogno nutrizionale e calorico che è profondamente cambiato, come pure sono cambiati i nostri stili di vita. Ci muoviamo molto meno, passiamo meno tempo all’aria aperta, il tipo di lavoro è il più delle volte sedentario e le energie consumate nell’arco della giornata sono molto inferiori rispetto a quelle che consumavano i nostri nonni lavorando nei campi o portando gli animali al pascolo. Si aggiunge a questo la comodità sempre più a portata di mano, di scegliere di non preparare il pasto, approfittando delle numerose catene di fast food presenti in Italia e che ci attirano con le loro golose proposte a basso costo generando una popolazione in sovrappeso. Il nostro metabolismo sta frenando drasticamente e siamo sempre più grassi e più malati. In Italia, il tasso di obesità e sovrappeso di adulti e bambini sta aumentando vertiginosamente. Secondo i dati relativi al periodo 2014-2017 pubblicati da Epientro, si stima che a livello nazionale circa quattro adulti su dieci rappresentino casi di eccesso ponderale di cui tre in sovrappeso e uno obeso. Un secondo  paradosso di questo secolo è quello di essere un pianeta obeso che muore di fame. Produciamo abbastanza cibo per l’umanità intera, ma la fame nel mondo è ancora un problema drammatico e fa contare 821 milioni di persone che soffrono per carenza di cibo. Allo stesso tempo, 2,1 miliardi di persone soffrono di obesità o sono in sovrappeso. In Italia ci sono 22 milioni di cittadini in sovrappeso e 6 milioni di persone soffrono di obesità. Più di un cittadino italiano su 20 è diabetico, circa il 5,5% della popolazione, e oltre il 66,4% di chi soffre di diabete di tipo 2 presenta anche problemi di sovrappeso o di obesità. Questo incremento si deve maggiormente alla diffusione di condizioni a rischio come sovrappeso e obesità, alimentazione scorretta, sedentarietà.

Secondo le indicazioni del GIDM (Giornale Italiano di Diabetologia e Metabolismo), I bambini e i giovani in sovrappeso o obesi con prediabete o diabete tipo 2, hanno le stesse esigenze nutrizionali dei loro coetanei senza alterazioni glicometaboliche, pertanto le raccomandazioni nutrizionali sono le stesse di quelle fornite ai bambini e adolescenti obesi di pari età e normale tolleranza glicemica.

Fornire la giusta quantità di calorie, con una ripartizione corretta tra carboidrati, grassi, proteine e fibre, secondo i Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia per la popolazione italiana, dando attenzione anche alla qualità dei nutrienti, in modo tale che gli zuccheri semplici siano < 10% dell’energia totale, i grassi saturi < 10%, che siano eliminati i grassi trans e che siano preferite le proteine di origine vegetale, è senza dubbio il modo migliore per auspicare ad un’inversione di marcia.

 E’ meglio la Dieta Mediterranea o una dieta Vegetale per migliorare l’impatto nutrizionale e quello ambientale?

Numerose sono le correnti nutrizionali che si definiscono e sempre più spesso, vengono percepite o pubblicizzate come più salutari e ecologiche e mirano a salvaguardare la salute e anche l’ambiente e gli animali. I principi e le motivazioni che spingono sempre più persone verso questi tipi di alimentazione sono altamente etici e condivisibili anche se non sono sempre supportati da evidenze scientifiche. La maggior parte dei vegetariani afferma di aver rinunciato alla carne perché ritiene che non sia etico uccidere gli animali per cibarsene. Altri abbracciano la dieta vegetariana nella convinzione che si tratti del modo più sano di mangiare. Altri ancora lo fanno per il rispetto dell’ambiente.

Le diete vegetali più praticate e studiate dal mondo scientifico sono:

Lov (Latto Ovo Vegetariani), non mangiano pesce o carne, ma consumano latte e derivati e uova;

Ov (OvoVegetariani), non consumano carne o pesci o latticini, ma ammettono il consumo di uova;

Pescovegetariani, non consumano carne, latticini né uova, però ammettono il pesce;

Vegani, non contemplano nessun alimento di origine animale o ove siano stati sfruttati gli animali per produrlo, ne è un esempio il miele che non viene consumato;

Macrobiotici, la versione strettamente vegetariana di questa dieta comprende cereali, legumi, frutta, verdure, alghe e prodotti a base di soia. I latticini, le uova, alcune verdure e alcuni frutti vengono esclusi. Alcuni macrobiotici consumano anche il pesce. Nell’ultimo convegno SINU tenutosi a Pavia il 5 ottobre 2018, sono stati affrontati e presentati alcuni tra gli studi più importanti e attendibili sulle diete vegetariane e confrontati con la dieta mediterranea, quella vera, e si è cercato di capire se veramente le diete vegetariane hanno un miglior impatto ambientale e nutrizionale. Come si evince dalla Doppia Piramide Alimentare, i cibi vegetali hanno sicuramente un minor impatto ambientale riguardo all’effetto serra, ma, nel contempo, vi è un maggior consumo di acqua soprattutto per quanto riguarda la produzione di frutta a guscio.

Va detto però che eliminando tutte le produzioni con il maggior impatto ambientale, non saremmo in grado di garantire un idoneo impatto nutrizionale e non si garantirebbe la salute umana. BCFN ha deciso di analizzare gli impatti di tre menu settimanali, equilibrati dal punto di vista nutrizionale e con un contenuto calorico equivalente. (Fonti:https://www.barillacfn.com/it/divulgazione/doppia_piramide/)

Il menu sostenibile (o BCFN) comprende sia la carne (prediligendo quella bianca) che il pesce, facendo attenzione al giusto bilanciamento tra proteine di origine vegetale e animale. Nel menu vegetariano sono esclusi carne e pesce, le fonti proteiche sono di origine vegetale (legumi) e quelle di origine animale derivano da formaggio, latticini e uova. Infine, il menu a base di care contempla un consumo maggiore di proteine di origine animale.

Il menu sostenibile del BCFN e quello vegetariano presentano entrambi impatti ambientali minori ed equivalenti rispetto a quello di carne.  Quindi, il punto, secondo la tesi di Barilla Center For Nutrition non è quello di stabilire quale cibo sia migliore o peggiore per l’ambiente, quanto piuttosto trovare la migliore combinazione tenendo conto sia dell’aspetto nutrizionale che di quello ambientale. In pratica, questo vuol dire privilegiare una dieta il più possibile varia (che non escluda quindi a priori nessuna categoria di cibo) contenuta nelle quantità ed in linea con il modello della doppia Piramide. Secondo le 12 raccomandazioni proposte da BCFN, possiamo avvicinarci moltissimo ad una dieta vegetariana, senza quindi eliminare completamente alimenti di origine animale e senza enormi  ripercussioni sull’ambiente garantendo anche la sicurezza nutrizionale dell’umanità.

Decidere di seguire una dieta a base vegetale dall’oggi al domani, senza seguire le logiche e le linee guida nazionali, può mettere a rischio la nostra salute vanificando quindi l’obiettivo iniziale (impatto nutrizionale e impatto ambientale). Patatine e coca cola è vegetariano e salutare?

Pizza, pasta cioccolato, sono vegetariani e salutari?

Panne vegetali, formaggi vegani, salumi vegan sono vegetariani, e salutari?

Una alimentazione non ben bilanciata e a base vegetale che non prende in considerazione il giusto apporto di nutrienti, vitamine, minerali fondamentali per la crescita e per la vita, mette fortemente a rischio la salute, portando a probabili carenze che si ripercuoterebbero su quello che era lo scopo iniziale: IMPATTO NUTRIZIONALE E MIGLIORE SALUTE. La Società scientifica di nutrizione vegetariana (SSNV), ha presentato il suo PIATTO VEG che rispetta le linee guida nazionali e garantisce il giusto apporto nutrizionale ogni giorno. Il prossimo articolo sarà quindi dedicato proprio al piatto vegetariano e al suo apporto nutrizionale adeguato. Cercheremo di mettere nel piatto tutti gli alimenti che garantiscono tutti i nutrienti e il loro giusto bilanciamento.

Successivamente confronteremo il piatto veg con quello mediterraneo. Chi vincerà?

Dr.ssa Alessandra Piazza

Alessandra Piazza

 

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