ALIMENTI E MALATTIA

Sono numerosi i disturbi e le patologie, anche gravi, che possono guarire grazie a una dieta mirata a controllare l’infiammazione prodotta da un’allergia alimentare ritardata. L’esperienza clinica ci insegna che una quantità di infezioni ricorrenti, dalle cistiti alle infezioni respiratorie catarrali, dalla fibromialgia alla colite ulcerosa, rispondono alle correzioni alimentari, basate sulla diagnosi delle ipersensibilità individuali. Inoltre, in molti casi in cui i farmaci smettono di dare risultati, la dieta, riequilibrando l’organismo, le rimette in grado di agire.
Ormai quotidianamente si presentano casi di artrite reumatoide, candidosi ricorrenti, infezioni ripetute, la tendenza di ammalarsi ripetutamente, senza una vera ed evidente causa scatenante, ciò, può far riflettere sull’importanza di una diagnosi di intolleranza.
Sapere di poter ridurre i livelli di infiammazione in un organismo in un modo così semplice come una dietoterapia, consente di intervenire, come scritto da Bazar su “Medical Hyphoteses” fin dal 2006, sulla patologia tumorale, sulla depressione, sulle malattie cardiovascolari, sulle allergie e sui fenomeni legati all’obesità sia in termini preventivi che in termini terapeutici.
Il mondo scientifico per anni si è rifiutato di accettare del tutto questo approccio, ma le ricerche più recenti hanno ormai confermato questa relazione a sostegno dei successi clinici ottenuti sul campo. Mentre una parte del mondo medico continua nel suo miope ostracismo sul tema delle intolleranze alimentari e dell’infiammazione indotta dal cibo, un’altra continua a validare questa teoria nella pratica quotidiana.
Talvolta però questo tema è affrontato in modo minaccioso: cibi eliminati a vita, diete così complicate che è impossibile seguirle, persone che da anni mangiano sempre le stesse tre cose…
Questo articolo nasce con l’idea di mostrare che basi scientifiche delle intolleranze esistono e spesso l’approccio nutrizionale corretto guarisce molte patologie. Di intolleranza si può guarire nella maggiorparte dei casi e soprattutto se si tratta di intolleranze di secondo tipo, e si guarisce mangiando.

Il nostro corpo ci invia dei segnali…sappiamo ascoltarli?
Le intolleranze alimentari sono un forte segnale di infiammazione immunologica e vengono quindi identificate dall’organismo come segnali di pericolo. Sappiamo che si può dimagrire gestendo in modo ottimale i segnali da inviare al nostro corpo, ed è altrettanto vero che segnali negativi o di pericolo tendono a fare ingrassare. Qualsiasi organismo risponde a questi segnali attivando un processo, chiamato di insulino-resistenza, che facilita l’accumulo di grasso di scorta per poterlo usare nel tempo.

Perché non dimagrisco nonostante tutto ?
L’infiammazione da cibo può provocare ingrassamento. Questo dipende dalla visione evoluzionistica del rapporto con il cibo.
Eppure ci sono persone che negano ancora la relazione tra infiammazione e metabolismo a dispetto dei molti lavori scientifici che chiariscono come la produzione di BAFF dovuta ad un eventuale intolleranza alimentare possa davvero provocare un indesiderato ingrassamento.
BAFF (B Cell-Activating Factor), questa sostanza dal simpatico nome ha delle caratteristiche interessanti: non solo attiva l’infiammazione, ma regola, attraverso un controllo di segnale sui recettori delle cellule, la risposta allergica, la risposta dolorosa, la cicatrizzazione, l’attivazione metabolica, l’azione muscolare e l’attivazione di malattie, come quelle autoimmuni e la celiachia. Non è certo poco per una sostanza che nessun è mai andato a cercare fino agli ultimi anni.
Resta poco comprensibile come molti dietologi ed “esperti”  continuino a ripetere la stessa storia secondo cui una intolleranza alimentare può solo provocare diarrea e malassorbimento e quindi dare solo dimagrimento.
Oggi sappiamo che non è vero. Si può provare a spiegarlo alle persone che pur mangiando poco, o facendo tantissimo sport, si rendono conto di ingrassare perché qualcosa nel loro rapporto con il cibo non funziona.
Per quelli che amano la scienza e la sua evoluzione, e per quelli che cercano di trovare soluzioni pratiche ed efficaci per propri pazienti, le ultime ricerche sono davvero di grande aiuto.
Un gruppo di medici australiani ha scoperto nel 2007 che l’infiammazione a basso grado (come quelli di diverso tipo relative alle reazioni immunitarie da cibo) attiva dei macrofagi (cellule del sistema immunitario) che si trovano nel tessuto adiposo, e che questi provocano tutte le reazioni necessarie perché l’organismo anziché consumare calorie e energia le accumuli sottoforma di grasso.
Sappiamo che Mitchell Lazar ha pubblicato fin dal 2004 sulla rivista “Scienze” i lavori che spiegano perché i macrofagi possono produrre resistina , come semplice risposta all’infiammazione di basso grado e determinare così insulino resistenza e la risposta definitiva di accumulo di grasso nelle cellule di grasso.
Nello stesso modo numerosi lavori hanno precisato che il BAFF , citochina profondamente legata alla infiammazione da cibo, determina direttamente dei fenomeni di insulino resistenza, creando il ponte tra infiammazione e ingrassamento, e stimolando poi la produzione di adipochine che determinato obesità.
A tal proposito volevo far riferimento ad un articolo pubblicato sulla rivista scientifica “Medical Hyphoteses” dal titolo esplicativo:Adipocyte insensitivity syndromes – novel approach to nutritional metabolic problems including obesity and obesity related disorders.”
(per chi volesse approfondire)
E non basta!! Si sta scoprendo che il modo di mangiare, la presenza di cibi che generano infiammazione, e il rapporto tra carboidrati e proteine nei singoli pasti, non provoca solo malattie infiammatorie croniche (per esempio l’artrite reumatoide) ma anche dei cambiamenti dei nuclei delle cellule che portano malattie come la steatosi epatica, le malattie cardiovascolari ed altro ancora. Lavorare sull’infiammazione da cibo infatti significa lavorare in modo profondo sulla salute e sulla prevenzione.
E allora perché i dietologi che sono sempre in televisione sulle riviste più diffuse negano questi aspetti scientifici?
Un pensiero viene…!
Sappiamo che in Italia i cibi più coinvolti nelle intolleranze sono: il latte, il lievito e il frumento. Ammettere questa responsabilità nei confronti di cibi così diffusi metterebbe seriamente in crisi il mercato alimentare e i suoi equilibri!!
E allora?? Siamo destinati a soffrire e ad ammalarci perché c’è qualcuno di autorevole che nega l’evidenza scientifica?
Direi di no!!!
Se noi annulliamo il segnale di pericolo superando le intolleranze alimentari, il metabolismo può ricominciare a consumare perché non sente più la necessità accumulare scorte per sopperire a un futuro incerto. Studi scientifici recenti hanno dimostrato l’esistenza e il funzionamento di questi segnali. Citiamo quello svolto da Zeyda nel 2007 “Adipose Tissue Macrophages” nel quale ha dimostrato che uno stimolo infiammatorio a bassa intensità, tipico delle allergie alimentari ritardate, determina l’attivazione dei macrofagi che provocano a loro volta insulino-resistenza e quindi ingrassamento. Più recente e importante, in accordo con il fatto che l’infiammazione a bassa intensità favorisca l’ingrassamento, è lo studio del medico e fisiologo americano Mitchell Lazar che ha confermato, che questo stesso ingrassamento viene indotto anche dalla resistina prodotta dai macrofagi, cellule che si attivano in pratica in qualsiasi situazione d’infiammazione. Colite, infezioni croniche, granulomi dimenticati, candidosi ripetute e molti altri stati infiammatori, sono spesso lasciati agire indisturbati perché non acutissimi e violenti, rischiando così di diventare la causa di molti dei chili in eccesso. Il controllo dietetico dei cibi non tollerati e la forte riduzione dell’infiammazione che ne consegue, può quindi contribuire fortemente all’attivazione del metabolismo e al calo del peso, ottenuto soprattutto attraverso la perdita di massa grassa con il risparmio della massa magra.

Udite dite!!! L’importanza di una dieta ad hoc …ad personam!
Nella pratica clinica giornaliera abbiamo dimostrazioni di cambiamenti di forma legati alla gestione delle intolleranze abbinante con il sistema alimentare. Perché parliamo di forma e non di peso? Non a caso, ma per scelta!! Perdere peso molte volte non è la cosa più importante, anzi, in alcuni casi, potrebbe essere più sbagliata. Le persone devono perdere massa grassa; se una persona aumenta la propria massa muscolare riducendo la propria massa grassa potrebbe essere più magra anche pesando di più e il metabolismo sarebbe nettamente aumentato. Mantenendo invece attivi dei segnali di pericolo (dieta ipocalorica, intolleranza alimentare, assenza di prima colazione) potremmo ritrovare le persone che pesano meno ma che sono molto più grasse di prima, ovvero con una percentuale di massa grassa più elevata. Il contrario esatto di quando si cerca.

In conclusione!!
Il corpo umano reagisce quindi ad alimenti, allergeni e prodotti chimici in modi differenti. Allergia e intolleranza sono entrambe espressione della reattività (e quindi del funzionamento) del sistema immunitario. Talvolta sfumano l’una nell’altra e si influenzano a vicenda, ma si differenziano per alcune caratteristiche specifiche.
L’allergia è normalmente una risposta immediata, che compare nel giro di pochi minuti, più raramente entro qualche ora, al contatto con la sostanza incriminata e implica l’intervento delle immunoglubuline E (IgE ) e dei mastociti.
L’intolleranza, invece, è per lo più una reazione lenta, determinata dall’intervento di cellule  o anticorpi diversi dalle IgE che insorge dopo ore o giorni di assunzione ripetuta della sostanza alimentare verso la quale si ha una reattività.
È importante ricordare che la diagnosi delle intolleranze alimentari rimane comunque ancora lasciata alla effettuazione di test non convenzionali, cioè non riconosciuti univocamente da tutto il mondo medico o spesso senza alcuna validità scientifica. Tra i più moderni ed efficaci ricordiamo: il dosaggio delle IgG alimentari (RecallerProgramm), il test del DRIA e alcuni test cellulari (ALCAT test).

Dott.ssa Roberta Sabellico

Bibliografia
Speciani A., Recuperare la tolleranza alimentare, Tecniche Nuove, Milano 2010
Conti Lina, Intolleranze e allergie alimentari, Giunti Demetra, Firenze 2008
Sampson H.A.: Food Allergy- Part 1. Immunopathogenesis and clinical disordes, J. Allergy Clin Immunol., 1999

Roberta Sabellico

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