DANACOL e prodotti similari: davvero utili contro il demonizzato colesterolo?

Oggi vorrei parlarvi di una classe particolari di prodotti, sempre molto pubblicizzati, che però vengono utilizzati nel modo sbagliato a causa di pubblicità altrettanto spesso ingannevoli.
Sto parlando dei prodotti come il DANACOL (uno su tutti, ma la marca non è fondamentale), utilizzati, o quantomeno pubblicizzati, come prodotti utili ad abbassare il colesterolo.
Innanzitutto, quando mi ritrovo a parlare di grassi tengo sempre a fare una premessa fondamentale.
Il colesterolo è un grasso di fondamentale importanza per il nostro corpo, talmente importante che, se non viene introdotto con la dieta, il fegato provvede comunque a sintetizzarlo ugualmente.
Rientra infatti nella composizione delle membrane e delle pareti cellulari, così come in quella di molti ormoni, soprattutto quelli sessuali come testosterone ed estrogeni, e partecipa alla sintesi della vitamina D. Inoltre, come abbiamo già spiegato tempo fa, la quantità di colesterolo contenuto in determinati alimenti ritenuti “pericolosi” (uova, crostacei, animelle e interiora come fegato, cervello e rognone, ecc.) ha un effetto assolutamente irrisorio sul livello di colesterolo ematico (circa l’1%), mentre un’alimentazione molto ricca di grassi saturi, invece, influisce in maniera decisamente più consistente (circa il 17%) in quanto i grassi saturi sono proprio la “materia prima” che il fegato utilizza per sintetizzare ex-novo il colesterolo.
E veniamo ai prodotti “magici” che oggi troviamo in abbondanza sugli scaffali e nei frigoriferi dei supermercati.
I prodotti come il DANACOL, bevande a base di latte scremato fermentato, sono ricchi di steroli vegetali (o fitosteroli), sostanze grasse presenti principalmente in oli vegetali e frutta secca e in quantità minori in frutta fresca e verdura.
I fitosteroli (i principali sono il sitosterolo ed il campesterolo) sono, sul piano strettamente chimico, molto simili al colesterolo. Sono presenti però nel mondo vegetale, nel quale il colesterolo è invece virtualmente assente, e svolgono nelle piante gli stessi effetti strutturali che il colesterolo svolge nelle cellule animali.
Proprio per le loro analogie strutturali con questo grasso tanto demonizzato, i fitosteroli possono competere a livello intestinale con il colesterolo presente negli alimenti che consumiamo, riducendone quindi l’assorbimento mediante differenti meccanismi. Essi possono infatti sostituirsi al colesterolo, se sono presenti nell’intestino in quantità adeguate, prendendone il posto nelle micelle lipidiche che permettono l’assorbimento del colesterolo stesso e dei grassi. Limitano così l’entrata del colesterolo nella linfa ed il suo trasporto al fegato, dove esso controlla, mediante vari meccanismi, la sintesi ed il rilascio delle lipoproteine epatiche. L’effetto di competizione tra fitosteroli e colesterolo a livello di assorbimento è potenziato anche dalla capacità dei fitosteroli stessi di “complessare”, rendendola inassorbibile, una quota del colesterolo alimentare.
È quindi facile capire, sulla base di questi meccanismi d’azione, che l’effetto dei fitosteroli sulla colesterolemia sia dose-dipendente, e che diventi quindi significativo soprattutto per apporti alimentari elevati. La maggior parte dei dati raccolti nelle ricerche (fonte NFI Nutrition Foundation Italia) suggerisce che i fitosteroli siano in grado di ridurre la colesterolemia LDL del 10% circa per assunzioni GIORNALIERE di circa 2 grammi: un dosaggio difficilmente raggiungibile consumando solo alimenti vegetali, nei quali le concentrazioni di questi composti tendono ad essere piuttosto basse (da alcune decine ad alcune centinaia di milligrammi, al massimo, per 100 grammi di alimento).
Per questo l’uso di prodotti o alimenti arricchiti in fitosteroli potrebbe rappresentare un ottimo strumento per raggiungere il dosaggio indicato.
Il calo si osserva, con piccole oscillazioni, in tutti i soggetti che li assumono e si evidenzia nell’ambito di due-tre settimane dall’inizio dell’assunzione, e se l’assunzione stessa è COSTANTE nel tempo, si mantiene di fatto inalterato.
Questo è il primo STOP che ci deve far riflettere.
Tutto ciò significa infatti che assumere un flaconcino di Danacol al giorno per 2-3 settimane NON è sufficiente per garantire un risultato che si mantenga poi costante!
Significa semplicemente che potrebbe aiutarci (e ho detto potrebbe) ad abbassare di quel famoso 10% la colesterolemia LDL se lo assumiamo per quel lasso di tempo, ma se poi smettiamo la situazione ritorna come prima.
Consideriamo poi che il “colesterolo alto” non dipende solo dall’alimentazione, bensì ci sono vari fattori che devono essere correttamente valutati, come ad esempio il livello di attività fisica, l’obesità, il diabete, il fumo, l’ereditarietà e il rapporto tra i vari componenti del colesterolo (LDL – HDL – VLDL), i quali definiscono il cosiddetto “indice di rischio cardiovascolare”.
Il fatto quindi di avere il colesterolo totale alto non si traduce necessariamente anche in un indice di rischio altrettanto alto.
Quindi, ricapitolando, o assumiamo un flaconcino di Danacol a vita oppure… ciccia!
Il secondo punto che ci deve far riflettere è che, come spesso succede, nessuno ci spiega COME assumere questi prodotti, a partire dal Danacol per finire alla più classica e molto utilizzata in passato lecitina di soia.
A differenza del passato, in cui non ci veniva spiegato proprio niente, oggi almeno ci viene data l’indicazione di massima di consumare questi alimenti durante uno dei pasti principali, ma nulla di più.
All’inizio della loro “vita commerciale” infatti, molte persone assumevano il loro flaconcino o la lecitina di soia sciolta in acqua o nel succo di frutta al mattino a digiuno, considerandoli quasi una sorta di colazione leggera.
Nulla di più sbagliato.
Se li assumiamo infatti con lo scopo di diminuire l’assorbimento del colesterolo che introduciamo con l’alimentazione, secondo voi, quando dovremmo consumarli?
Ovviamente all’interno di un pasto che contenga grassi e colesterolo, altrimenti cosa riducono??
In ogni caso è bene considerare anche che Danone, proprietaria del marchio Danacol, ha già subìto ben 3 condanne dall’Antitrust in quanto, cito testualmente, “le campagne pubblicitarie condotte su televisioni, giornali, siti internet, materiale pubblicitario negli ospedali e in collaborazione con la Società  Italiana di Medicina Generale sono FUORVIANTI e lasciano intendere che lo yogurt abbia un’indicazione terapeutica ipocolesterolemizzante , quando  tutte le terapie per ridurre il colesterolo  richiedono l’OBBLIGO DI PRESCRIZIONE MEDICA. In pratica si condanna tutta l’impostazione della campagna che lascia intendere come sia sufficiente assumere lo yogurt per ridurre del 10% il livello di colesterolo e si lascia credere che lo yogurt sia un prodotto approvato direttamente o indirettamente dalla classe medica avvalorando le proprietà terapeutiche. La campagna è focalizzata sull’alterazione fisiologica del livello di colesterolo e sul conseguente rischio cardiovascolare per indurre nei consumatori consapevolezza e allarme su tale fattore di rischio, creando un conseguente bisogno e presentando Danacol come soluzione. La pubblicità è ingannevole perché nei messaggi non si dice mai quale tipologia di persone può trarre giovamento e in che misura il prodotto può avere effetto. I messaggi lasciano intendere che il problema colesterolo possa essere affrontato e risolto sulla base di strategie e soluzioni elaborate autonomamente e che la riduzione del colesterolo non sia temporanea ma definitiva. Non si dice inoltre che UNA DIETA CORRETTA RIDUCE IL COLESTEROLO DEL 5% e che se si interrompe l’assunzione di Danacol i valori tornano a quelli precedenti”.
Direi più che chiaro, no?
A questo punto, ribadiamo che è meglio una corretta alimentazione, povera di grassi saturi, ricca di fibre e vegetali naturalmente contenenti ANCHE fitosteroli, povera di zuccheri semplici ed un’attività fisica moderata (una camminata a passo veloce tutti i giorni sarebbe l’ideale, se poi riusciamo a fare almeno 10.000 passi ancor meglio!) per avere una FISIOLOGICA riduzione del colesterolo.
Ovviamente a tutto ciò si associa la eventuale terapia medica che prevede l’uso di statine a cui possono essere anche abbinati i fitosteroli, che agiscono in maniera diversa e complementare.

Dr.ssa Fabiana Carella

Fabiana Carella

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