UNA PREZIOSA OCCASIONE PER LA FORMAZIONE PROFESSIONALE: I FONDI INTERPROFESSIONALI

Sono passati quindici anni da quando sono comparsi i Fondi Interprofessionali paritetici per la Formazione Continua. Questo ha generato una piccola ma significativa rivoluzione, portando nel settore della formazione professionale nuove opportunità e possibilità per tutti gli attori coinvolti, cioè imprese, lavoratori ed operatori della formazione. Purtroppo però i Fondi sono ancora sconosciuti ai più, specie nelle piccole e medie imprese, e per questo è necessario fare un breve sunto della loro genesi e della relativa normativa.

Dopo alcuni decenni di discussione sulla Formazione Continua (intesa come quella che si eroga ai lavoratori dipendenti occupati) e sulle risorse ad essa dedicate, nel 2000 è stata approvata la legge 388 che all’articolo 118 istituisce i Fondi Interprofessionali ed assegna ad essi la gestione di una quota dello 0,30% dell’imponibile fiscale, la cui media annua per lavoratore è di circa 50 euro. Questa quota è dedicata già dal 1978 al finanziamento della formazione continua, all’interno della quota del 1,61% per la disoccupazione involontaria, e viene versata totalmente a carico dei datori di lavoro (escluse le Pubbliche Amministrazioni) per ciascun dipendente a tempo determinato o indeterminato. E’ per questo motivo che l’impresa (anche senza l’assenso dei lavoratori) sceglie e comunica all’INPS un  Fondo a cui versare tale quota. Non ci sono costi aggiuntivi, in quanto la quota viene comunque incamerata dallo Stato (tramite l’INPS) in caso non si scelga l’adesione ad alcun Fondo, anche se poi viene utilizzata normalmente per tutt’altro scopo.

La legge prevede che i Fondi vengano costituiti su base bilaterale da almeno una parte di rappresentanza dei lavoratori ed una parte di rappresentanza dei datori di lavoro, per questo motivo fino ad oggi sono stati costituiti 22 Fondi Interprofessionali, dei quali 19 sono attualmente operativi e sono elencati nella tabella.

Fondi Interprofessionali Organizzazioni Promotrici

(parti datoriali / parti sindacali)

Fondimpresa

Fondo Interprofessionale per la formazione continua delle imprese associate a Confindustria

Confindustria / Cgil; Cisl; Uil
For.Te.

 

Fondo Interprofessionale per la formazione continua del terziario

Confcommercio; Confetra / Cgil; Cisl; Uil
Fondo Artigianato Formazione

Fondo Interprofessionale per la formazione continua nelle imprese artigiane

Confartigianato; Cna; Casartigiani;

Claai / Cgil; Cisl; Uil;

Fondo Banche ed Assicurazioni

Fondo Interprofessionale per la formazione continua dei settori bancario ed assicurativo, nato nel 2007 dalla scissione di For.Te.

Abi; Ania / Cgil; Cisl; Uil
Fon. Coop

Fondo Interprofessionale per la formazione continua nelle imprese cooperative

A.G.C.I.; Confcooperative; Legacoop / Cgil; Cisl.; Uil
Fondo Formazione PMI

Fondo Interprofessionale per la formazione continua nelle PMI

Confapi / Cgil; Cisl; Uil
Fon.Ar.Com

Fondo Interprofessionale paritetico interprofessionale per la formazione continua nel comparto del terziario, dell’artigianato e delle piccole e medie imprese

Cifa / Confsal
Fon.Ter

Fondo Interprofessionale per la formazione continua del terziario

Confesercenti / Cgil; Cisl; Uil
Fondoprofessioni

Fondo Interprofessionale per la formazione continua negli studi professionali e nelle aziende ad essi collegate

Consilp; Confprofessioni; Confedertecnica; Cipa / Cgil; Cisl; Uil
Fonditalia

Fondo Interprofessionale paritetico interprofessionale per la formazione continua nel comparto del terziario, dell’artigianato e delle piccole e medie imprese

Federterziario  – CLAAI  / UGL
Fond.E.R.

Fondo Interprofessionale per la formazione continua negli enti ecclesiastici, associazioni, fondazioni, cooperative, imprese e aziende di ispirazione religiosa

Agidae / Cgil; Cisl; Uil
Formazienda

Fondo per la formazione continua sottoscritto tra l’organizzazione datoriale Sistema Commercio e Impresa e quella sindacale Conf.s.a.l.

Sistema Commercio Impresa  / Confsal
Fonservizi (Fondo Formazione Servizi Pubblici)

Fondo Interprofessionale paritetico interprofessionale per la formazione continua nel comparto delle Aziende per i Servizi Pubblici e Municipalizzate

Confservizi (Asstra-Federambiente-

Federutility); / CGIL – CISL – UIL

For.Agri

Fondo Interprofessionale per la formazione continua in agricoltura

Confagricoltura; Coldiretti; CIA /CGIL; CISL; UIL; Confederdia
Fondo Lavoro

Fondo paritetico interprofessionale nazionale delle piccole, medie e grandi imprese per la formazione continua

UNSIC Unione Nazionale Sindacale

Imprenditori e Coltivatori / UGL

Fondo Conoscenza

Fondo per la formazione continua nel comparto

commercio-turismo-servizi della piccola e media

impresa

Fenapi (Federazione nazionale autonoma piccoli imprenditori)

CIU (Confederazione Italiana Unione professioni intellettuali)

 

Fondi per i soli Dirigenti:

Fondi Interprofessionali Paritetici Interprofessionali per i Dirigenti Organizzazioni Promotrici

(parti datoriali / parti sindacali)

Fondir

Fondo Interprofessionale per la formazione continua dei dirigenti del terziario

Confcommercio; Abi; Ania; Confetra / Fendac; Federdirigenticredito; Sinfub; Fidia
Fondirigenti

Fondo Interprofessionale per la formazione continua dei dirigenti delle aziende produttrici di beni e servizi

Confindustria / Federmamager
Fondo Dirigenti PMI

Fondo Interprofessionale dei dirigenti delle piccole e medie imprese industriali

Confapi / Federmanager

 

Rispetto all’ipotesi fatta da Tiziano Treu negli anni ’90 di un Fondo unico nazionale, questa soluzione ha creato una sorta di “quasi mercato”, provocando anche una certa concorrenza nell’accaparrarsi le adesioni delle imprese. Allo stato attuale quindi è molto difficile per le imprese orientarsi nella scelta, ed anche gli Enti di formazione ed i consulenti aziendali spesso non sono molto più informati.

Proviamo quindi ad orientarci in questo ginepraio.

Si può pensare di valutare un Fondo Interprofessionale in termini di rappresentatività dell’impresa per le Parti Sociali che lo promuovono ed Il settore / la tipologia di impresa a cui si rivolge. Ad esempio: per un impresa artigiana probabilmente Fondartigianato è più adatto oppure per una cooperativa è più adatto Fon.Coop.

Questi elementi possono  rendere la scelta basata principalmente sulla prossimità dell’impresa al Fondo Interprofessionale. Molto spesso poi è l’associazione di rappresentanza dell’impresa che, magari tramite i suoi servizi di sportello, provvede a farla aderire al Fondo Interprofessionale di riferimento da essa promosso, spesso senza informare l’impresa stessa sulla possibilità di scelta. Tuttavia non sempre questo criterio si rivela il migliore, infatti spesso intervengono altri fattori che possono rendere l’accesso al finanziamento difficoltoso anche per imprese che aderiscono al Fondo Interprofessionale di riferimento per settore o tipologia di impresa.

Inoltre bisogna distinguere bene tra le offerte che privilegiano gli aspetti finanziari, pur comprensibili e quelle che favoriscono la fattibilità dei progetti formativi. Esistono infatti molti Fondi Interprofessionali che invece si pongono come intersettoriali e cercano di puntare, più che sulla specificità dell’offerta dei contributi, alla loro “accessibilità”, unico vero criterio valido di valutazione a parere di chi scrive.

Per accessibilità si intende l’insieme di caratteristiche regolamentari e di facilitazione che rendono più o meno difficoltoso e/o probabile l’accesso al contributo da parte dell’impresa relativamente ai suoi fabbisogni (possibilmente reali e non solo percepiti) di formazione.

Più l’accesso è difficile per l’impresa più i costi salgono. Di fatto l’accessibilità è inversamente proporzionale al costo di accesso al contributo. Il costo di accesso può essere di varia natura:

  • consumo di tempo lavorativo da parte del personale dell’impresa (tipicamente il titolare, i dirigenti o l’ufficio risorse umane) e/o di enti / professionisti incaricati per adempiere le pratiche richieste dal Fondo Interprofessionale;
  • erosione del contributo per costi non direttamente inerenti il fabbisogno reale dell’impresa, per esempio:
    • costi di soggetti intermediari;
    • costi finanziari dovuti per la tempistica di rimborso;
    • costi per fideiussioni e anticipazioni;
    • problematiche politico – sindacali che possano danneggiare l’impresa in termini di mercato o di relazioni industriali, per esempio la scelta di un Fondo Interprofessionale o di un Ente di Formazione non gradito all’associazione di appartenenza o al sindacato eventualmente in rapporto con l’impresa.

Di conseguenza, è molto importante giudicare un Fondo Interprofessionale per quanto riguarda:

  • le modalità di Concertazione ed il ruolo che le Parti Sociali del Fondo Interprofessionale si sono date nel processo, e quanto questo sia in linea con i rapporti sia interni che esterni dell’impresa;
  • le modalità di accesso al contributo che possono essere la presentazione di Piani e/o Progetti formativi direttamente da parte delle imprese o da parte di Enti da loro delegati, oppure, da parte dei soli Enti, di Cataloghi Formativi per i Voucher. La tipologia dell’offerta di contributi offerti dai Fondi Interprofessionali per queste modalità sono riconducibili a due tipologie fondamentali:
    • a “conto”, cioè messa a disposizione di quanto versato direttamente dall’impresa direttamente su sua richiesta (di solito erogati “a sportello” con una procedura sempre attiva);
    • ad “avviso” (detto impropriamente bando), cioè messa a disposizione di contributi anche superiori a quanto versato, ma sulla base di graduatorie di merito che mettano a confronto richieste provenienti da più imprese, ad esempio su di un certo territorio o in un certo settore;
  • Il ruolo dei cosiddetti “soggetti di intermediazione”: Attuatori (Enti ed Agenzie Formative), Consulenti del Lavoro, Commercialisti,  Professionisti, etc. Infatti spesso l’impresa non ha un contatto diretto con il Fondo Interprofessionale ma viene contattata da soggetti che le propongono l’adesione oppure essa stessa incarica Enti e Consulenti di verificare l’accesso ai contributi sui Fondi Interprofessionali. Ogni Fondo Interprofessionale ha una sua policy riguardo a questi soggetti, più o meno restrittiva del loro ruolo, qualche volta imponendoli, qualche volta lasciando piena libertà alle imprese di sceglierli. Visto che l’impresa spesso non ha internamente le competenze per accedere ai contributi per la formazione, è importante che il soggetto che accompagna l’impresa nell’operazione sia compatibile con le politiche ed i regolamenti del Fondo Interprofessionale prescelto;
  • le modalità di finanziamento: quantità, tempistica, complessità. Ovviamente il contributo è al centro della valutazione dell’impresa:
    • Quanto è il massimo contributo che si può ottenere?
    • E’ sufficiente per il fabbisogno formativo?
    • In quanto tempo si può ottenere?
    • Quanto è complesso il rendiconto da presentare?
    • Quanto devo anticipare e quali sono i costi finanziari dell’operazione?
  • Assistenza Tecnica: un Fondo Interprofessionale si può giudicare anche e soprattutto sulla sua capacità di facilitazione dell’accessibilità non solo in termini di procedure snelle ma soprattutto sulla capacità di assistere, informare e talvolta formare chi le deve applicare (imprese e formatori). Già una semplice telefonata o una occhiata al sito può aiutare a capire quanto sarà complicato lavorare con un certo Fondo Interprofessionale, in ogni caso spesso la qualità dell’assistenza e la disponibilità del personale del Fondo Interprofessionale possono fare la differenza tra un progetto fallito o un contributo inesigibile ed una formazione efficace ed economica.

Per quanto riguarda il Comparto del Turismo, Alberghiero e Ristorazione, i Fondi più diffusi sono quelli che rappresentano meglio le esigenze delle PMI e delle microimprese, tra i quali si distinguono ovviamente quelli promossi dalle Associazioni del settore (es. Confcommercio, Confesercenti, etc.).

Il problema più diffuso è quello della scarsità delle risorse direttamente versate dalle imprese (dato il basso numero di addetti per azienda) rispetto alle numerose e pressanti esigenze di formazione, tra le quali si possono annoverare certamente quelle derivanti dalle attività professionali legate a questi Comparti (accoglienza, gestione, food & beverage, etc.), sia quelle derivate dagli obblighi di legge (es. HACCP, Sicurezza, etc.). Di conseguenza è scarso in questo Comparto il ricorso ai “conti formativi aziendali” tranne nei casi di grandi strutture. Per questo motivo spesso è solamente la partecipazione agli Avvisi emessi dai Fondi, con il supporto di Enti o Agenzie Formative specializzati, che può garantire un certo successo nell’accesso ai contributi a fondo perduto per la formazione.

In generale le tempistiche sono molto variabili, ma si può valutare che mediamente, ed in caso di successo, una impresa riesca a far fare un corso ai propri dipendenti finanziato da un Fondo in un arco temporale che va da un minimo di 4 ad un massimo di 12 mesi. Si tratta di tempi relativamente lunghi se paragonati a quelli di un corso a pagamento, ma molto competitivi rispetto alle tempistiche regionali.

In questo scenario ENESAG, tramite i suoi esperti, è in grado di dare assistenza alle imprese del Comparto del Turismo, Alberghiero e Ristorazione per capire meglio come approcciare a questa opportunità, identificando insieme ad esse quali Fondi Interprofessionali e quali Enti ed Agenzie Formative siano più adatti a soddisfare i fabbisogni formativi del personale in breve tempo e con semplicità.

di Giovanni Galvan

Autore del libro: ” I Fondi Interprofessionali: cosa sono, cosa offrono e come funzionano” edito da Franco Angeli nel 2014

Blog: http://fondiformazione.blogspot.it

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