VIAGGIO NELLA CULTURA GASTRONOMICA GIAPPONESE ATTRAVERSO LE EMOJI

Emoji significa letteralmente pittogramma, quindi sostanzialmente si tratta di una “scrittura per immagini”.
I pittogrammi in Giappone sono da sempre molto utilizzati, sia per fornire informazioni in molti luoghi pubblici, ma anche nei manga (kaomoji), dove i segni grafici vengono utilizzati per comunicare le emozioni dei personaggi.
Non a caso, il primo set di 176 emoji a bassissima risoluzione fu creato da un informatico giapponese, Shigetaka Kurita, dipendente della compagnia telefonica NTT DoCoMo, tra il 1998 ed il 1999; anni durante i quali la telefonia mobile si stava diffondendo massivamente nel paese del Sol Levante.
La finalità delle emoji era quella di permettere agli utenti di esprimere sentimenti, stati d’animo ed emozioni in un solo carattere, risparmiando così spazio nella scrittura degli SMS.
Questa modalità di espressione pensata per le esigenze dei primi clienti di telefonia mobile, venne in seguito studiata anche dalla società americana Apple che nel 2008, poco dopo la nascita dei primi iPhone, ne lanciò una versione più avanzata, proprio sul mercato giapponese.
In breve tempo, grazie alla conversione nello standard informatico Unicode avvenuta nel 2010, il mondo degli emoji, disponibile su qualsiasi sistema operativo, crebbe continuamente ed oggi, grazie all’adozione diffusa dello smartphone, sono diventate un fenomeno globale, a tal punto che dal 2014 si festeggia la giornata internazionale delle emoji, ogni 17 luglio.
Non si tratta di un lingua vera e propria, ma potremmo definirlo un paralinguaggio (l’equivalente dei gesti delle mani o del tono di voce) in continua evoluzione e diversificato in base al contesto culturale di riferimento.
Il significato delle emoji si è raffinato con il tempo e con l’utilizzo, arrivando a condensare intere frasi, sottointesi, allusioni, espressioni facciali, in un solo simbolo; diventando anche più inclusive, nel rispetto della diversità etniche e culturali.
Quello delle emoji è probabilmente lo strumento di comunicazione non verbale mainstream più comune, in grado di accompagnare tutte le lingue del mondo, abbracciare generazioni e superare i confini nazionali, ma la base portante delle ormai quasi 3.000 emoji, è costituita ancora adesso da 719 emoji prettamente legate alla cultura giapponese; di esse, una ventina sono riconducibili all’ambito gastronomico e ristorativo: dal popolare sushi al sake, dalle specialità dello street food ai cibi più tradizionali. Vediamole nel dettaglio.

Francesca Gualerzi

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