PIU’ RICICLO, MENO SPRECO Cosa si può fare?

Secondo uno studio condotto dalla FAO intitolato Global Food Losses and Food Waste, ogni anno, nel mondo, vengono sprecati circa 1,3 miliardi di tonnellate di cibo di cui l’80% ancora consumabile.
Di questo miliardo, 222 milioni di tonnellate vengono sprecate nei Paesi industrializzati, una cifra sufficiente a sfamare l’Africa Subsahariana. Dall’altra parte, nonostante venga prodotto cibo in abbondanza e in quantità sufficienti a nutrire l’intera popolazione, c’è ancora chi muore di fame. Nell’epoca delle malattie dei paesi ricchi (diabete, cancro, cardiopatie), dove gran parte dei decessi è dovuta alla troppa disponibilità di cibo, sembra impossibile che ci possano essere aree del pianeta dove i bambini sono malnutriti, dove il diritto a mangiare per la pura sopravvivenza viene calpestato. Il Paese più sprecone è l’Olanda con i suoi 579 kili pro-capite l’anno, ma l’Italia non è da meno perchè, anche se ha ridotto gli sprechi del 57%, la quota rimane di ben 149 kili pro-capite, con una perdita di 450 euro a famiglia.
Secondo la Coldiretti la totalità del cibo che finisce nella pattumiera servirebbe a sfamare 44 milioni di persone. Tutti sappiamo che una buona parte degli sprechi avviene durante la raccolta nei campi (oggi l’uomo è un perfezionista in tutto e per tutto, quindi richiede che anche il suo cibo sia immacolato: sì al pomodoro rosso, succoso, rotondo, no alla mela ammaccata).
Un altro motivo che causa lo spreco è ricondotto alla grande distribuzione, che si trova a dover gestire i prodotti invenduti, i quali inevitabilmente incontreranno il cestino della spazzatura; un’altra ragione ancora deriva dalla cattiva conservazione.
La causa principale per cui imperversano gli sprechi alimentari purtroppo però siamo noi comuni consumatori. Cosa dire in proposito? Un fatto sicuro è che in passato questi problemi non esistevano perché c’era la carestia, ma soprattutto era fortissimo il valore dei soldi, del lavoro e del cibo, quindi le donne cercavano di arrangiarsi con quello che avevano e di presentare sempre qualcosa a tavola per nutrire la famiglia nonostante le difficoltà economiche e la scarsa disponibilità di cibo, nulla si buttava via. Ovviamente questa usanza, da cui sono nate celebri ricette come la bouillabaisse (preparata una volta con gli scarti del pesce), è andata perdendosi proprio a causa dell’industrializzazione e dell’aumento del benessere.
Da qui deriva la soluzione: la maggior parte degli alimenti destinati ad essere buttati, possono essere riutilizzati. Tralasciando i consigli più banali come fare la lista della spesa in base alle reali esigenze, scegliere prodotti di stagione e non servire porzioni eccessive, le parole chiave da tenere a mente sono: CUCINA DEL RICICLO. È da ammettere che talvolta diventa complicato, soprattutto se non si ha a disposizione molto tempo, ingegnarsi nel riutilizzo del cibo che altrimenti andrebbe scartato, ma tutto sta nella pratica.
Prendiamo come primo esempio i prodotti della terra: le tanto amate patate vengono mangiate senza buccia (ad eccezione delle novelle) e prontamente questa viene gettata, ma se ci si accerta che non sia stata trattata con pesticidi (qui il consiglio di acquistare i prodotti ortofrutticoli dal contadino di fiducia), potrà essere cotta al forno, così come le bucce di carote, oppure fritta o ancora utilizzata per la preparazione di saporite frittate. Pensiamo anche a quando compriamo il cavolfiore, che ci viene venduto circondato dalle sue foglie, di cui prontamente ci si sbarazza. Quelle foglie, lessate, potrebbero diventare l’ingrediente principale di gustose polpette o di un primo piatto. Volendo parlare degli agrumi (sempre privi di sostanze chimiche), prima di consumarli si può grattarne la scorza da utilizzare per la preparazione di dolci fatti in casa evitando di acquistare aromi industriali, delle mele invece si possono usare i semi per produrre il liquore e le bucce nelle torte artigianali. Con un po’ di intelligenza si possono ridurre gli sprechi al minimo, una soluzione al problema tempo è rappresentato dalla fortuna che tutti noi abbiamo di possedere un congelatore in grado di prolungare la conservazione del cibo. Una cosa che può trarre in inganno il consumatore è invece l’etichetta: ha diffuso la credenza che se si oltrepassa la data di scadenza, il cibo possa diventare pestilenziale e questa è dovuta alla cattiva informazione. Se lo yogurt scade il 21 ottobre, il 22 non sarà di certo putrefatto, infatti conserverà le sue caratteristiche ancora per qualche giorno, nessuno morirà improvvisamente. La disinformazione fa finire nel cestino i prodotti ancora buoni, ma dichiarati scaduti.
Tra grandi feste, cene con i parenti e tavole imbandite, le casalinghe e non solo, hanno l’abitudine come spesso si dice, di “preparare il pranzo per un esercito”. Inevitabilmente avanzerà del cibo che potrebbe andare incontro ad un triste destino. La notizia buona è che si conserva per due o tre giorni e il vantaggio è sia quello di non dover pensare al pranzo o alla cena che quello di avere pronti “i piatti speciali, della festa”, magari più conditi ed elaborati rispetto a quelli consumati tutti i giorni. Se ci si stanca di mangiare le stesse cose, si possono rielaborare creando polpettoni, paste rinfornate o ancora si possono congelare e consumare all’occorrenza.
Per quanto riguarda i supermercati, un consiglio utile potrebbe essere quello di proporre delle offerte speciali per i prodotti in scadenza, regalare uno di questi ai clienti con ogni acquisto o avviare una collaborazione con i ristoranti che si occupano di realizzare piatti del giorno con i cibi le cui etichette indicano che il giorno seguente non saranno più consumabili.
Quest’idea è già stata adottata da un ristorante svedese chiamato proprio <<Spill>> (spreco), che secondo l’ANSA è sempre pieno e molto apprezzato dai clienti.
Chiaramente le soluzioni non mancano, è necessaria solamente una buona dose di forza di volontà e amore per il prossimo.

Serena Grandi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *