Salute in Scatola

Non si può negare che ad oggi il mondo della GDO ed il consumismo dilagante rispondano un po’ alla logica del “tutto e subito”. La comunicazione, principale strumento di strategia commerciale, è infatti esplicitamente improntata a diffondere il desiderio compulsivo ed immediato di poter avere un bene, un oggetto materiale, il più velocemente possibile.
Questo approccio, anche solo inconsciamente, ci rende un po’ “onnipotenti” quando ci muoviamo sfuggenti tra le corsie alla guida del nostro carrello, nel paradosso che anche per fare la spesa abbiamo poco tempo, perché mentre compriamo in realtà stiamo già desiderando altro! E lo desideriamo con altrettanta “voracità”…subito, quanto prima!! Stiamo forse perdendo tempo? Tempo per avere qualcos’altro?
La lista della spesa è ad oggi allora sempre più ambiziosa; si va al supermercato con l’idea o “forse la ormai più determinata convinzione” di trovare tutto, sì, proprio tutto, anche condizioni, modi d’essere. Il bene, oggetto d’acquisto, può spesso arrivare ad esprimere solo il supporto materiale per rendere vendibili anche oggetti immateriali, valori, status.
Arriviamo così a gestire una percezione molto più ampia del nostro paniere di beni disponibili, una percezione avvolgente, che tocca i più disparati aspetti della nostra vita.
Non è quindi retorico affermare che questa nuova modalità di vita ci induce inevitabilmente ad un rapporto differente anche con il nostro corpo, “macchina”, oggetto di manutenzione.
La valorizzazione del corpo nel senso di corpo-macchina avviene proprio per effetto dell’esplosione dei consumi tipici della società industriale e ciò che ruota intorno ad un insieme di “ingranaggi” deve rispondere allo scopo di garantirne il più efficiente funzionamento.
La stessa salute, in quanto condizione, diritto, concetto, bene, si presume ad oggi acquistabile proprio come qualsiasi altro prodotto reperibile a scaffale.
Ecco perché parliamo di “salute in scatola”, quella degli integratori alimentari. Questa definizione ben si associa alla moltitudine di flaconi, bottiglini, capsule, compresse, bustine, stick tascabili, vere ”pozioni” che sembrano poter fornirci la risposta alla nostra specifica esigenza del momento o a quella che ci viene fatta credere sia tale.
Gli integratori e la correlata divulgazione di più o meno competenti pareri rientrano pertanto nella convinzione che la salute passi solo attraverso l’introito corretto e calcolato, in termini quantitativi e funzionali, di determinate sostanze, frutto di sperimentazione scientifica.
Vorrei sentirmi più in forma fisicamente e/o mentalmente, più tonico, più snello, più sgonfio, più concentrato, più rilassato, più vitale, più reattivo. Vorrei avere ossa più forti, capelli più lucenti, un ventre più piatto, gambe più leggere e potremmo proseguire con un lungo elenco.
Ed ecco allora linee diversificate di preparati sempre più mirati e di multivitaminici che forniscono energia pronta all’uso, sostegno, in relazione alla propria fascia d’età, sesso, condizione, ed in base ormai a parametri sempre più specifici, in una diversificazione a cascata interminabile.
Analizzando il trend di acquisto tra l’altro questo è in costante aumento. Secondo una ricerca americana, svolta su un campione di 10 mila consumatori abituali di integratori, è emerso che in media una persona consuma 6,6 integratori alimentari differenti nell’arco di una giornata, ritenendo così la propria alimentazione quotidiana carente dal punto di vista nutrizionale.
Si tratta evidentemente di un dato eclatante, dietro il quale si pone una percezione soggettiva del proprio benessere che non può non destare attenzione.
Di fatto dati statistici hanno nel contempo rivelato che la percentuale di individui affetta da effettive carenze nutrizionali è in realtà inferiore al 10%.
Allo stesso modo anche in Italia la tendenza all’acquisto di integratori non sembra arrestarsi, sia attraverso i canali distributivi di farmacia, parafarmacia, gdo, sia attraverso i canali della vendita diretta. Secondo i dati New Line Ricerche di mercato, dal 2017 al 2018 si è registrato un aumento complessivo del 4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, per un valore complessivo pari a 3 miliardi di euro.
Fermiamoci però un attimo a riflettere sul significato del verbo integrare, per focalizzarci sull’-azione- che ci sta dietro.
Integrare si può identificare con l’-atto- del rendere completo, dal punto di vista sia quantitativo che qualitativo, per lo più attraverso l’aggiunta di elementi complementari. Ma quando si può parlare di una condizione di incompletezza?
Un’ulteriore riflessione va allora spesa sul concetto di carenza nutrizionale, riferita alla condizione in cui l’organismo non riceve il necessario fabbisogno di nutrienti, condizione che si può realizzare per particolari soggetti vulnerabili e/o in casi di restrizioni, conseguenti a ragioni di carattere patologico, clinico, farmacologico o comportamentale.
Se consideriamo la definizione della normativa di settore (Direttiva 2002/46/CE, recepita in Italia dal D. Lgs. n. 169/2004), questa riporta che gli integratori sono “prodotti alimentari destinati ad integrare la comune dieta e che costituiscono una fonte concentrata di sostanze nutritive..(..)”. Le Linee Guida Ministeriali contengono poi ulteriori disposizioni per ciò che concerne gli aspetti non armonizzati a livello europeo.
In tale definizione si dà per scontato che la comune dieta debba essere incompleta e che tali fonti integrative siano un conseguente supporto compensativo.
Dal punto di vista strettamente scientifico la questione però è meno lineare, in quanto l’efficacia di questi prodotti rimane ancora dubbia e soprattutto un utilizzo sconsiderato non è privo di conseguenze.
Se è indubbio che la ricerca scientifica evolve e che è in grado di riscontrare ed approfondire le caratteristiche di molte molecole presenti in natura, dall’altro lato un integratore rimane frutto della riproposizione sintetica in laboratorio e per ogni integratore esiste il suo corrispondente in ambito alimentare, con dinamiche di metabolizzazione molto più sofisticate e complete.
La maggior parte dei trial controllati randomizzati su integratori di vitamine e minerali non hanno peraltro confermato palesi effetti positivi per la prevenzione di patologie croniche non conseguenti a specifiche carenze nutrizionali. In particolare non sarebbero disponibili verifiche sufficienti a valutare il profilo rischio-beneficio di integratori nella prevenzione di malattie cardiovascolari e neoplasie. Un caso poi interessante su cui torneremo è costituito dagli integratori antiossidanti ed i loro relativi ed effettivi impatti.
Di conseguenza, in soggetti adulti in buona salute, l’integrazione di supplementi multivitaminici e multimineralici non è in generale consigliabile in termini di auto prescrizione.
“Integrare” è un termine che va affrontato innanzitutto come intenzione aperta ed esplicita nei riguardi del nostro corpo ad introdurre la più ampia varietà di costituenti, proposito che si può soddisfare –integrando- appunto la nostra dieta con fonti alimentari quotidiane quanto più diversificate.
La ricerca, per quanto esasperata, di un rimedio miracoloso, che ci renda longevi e sereni, non può non scontrarsi con la considerazione che non potremo mai inglobare solo molecole e costituenti. Il nutrimento non può identificarsi in semplici aggregati di nutrienti, in pillole, pur se studiate nella loro composizione.
Ecco pertanto che probabilmente è necessario riaccendere l’attenzione su questi aspetti e auspicare che, anche nei confronti di presupposti di scelta indiscutibilmente scientifici, si mantenga una percezione ben più ampia dell’esperienza alimentare.

Costanza, gradualità e consapevolezza vanno finalizzati a preservare un bene come la nostra salute, nella sua naturale complessità, un bene che non può proprio rispondere alla logica del “tutto e subito” e che nessuna scatoletta potrà mai garantire.

(Laura Lo Presti, Dott.ssa in Scienza dell’Alimentazione e Gastronomia)

Bibliografia

Bonaccorsi A., “Integratori alimentari: settore in crescita”, MarkUp, 14/09/2018

“Alimenti, diete e integratori: la scienza della nutrizione tra miti, presunzioni ed evidenze”, Evidence, 16/04/2018

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