WELLNESS FOOD FESTIVAL: a Cesena alla ricerca dei veri prodotti salutari

Si è svolta nel weekend appena concluso la manifestazione Wellness Food Festival, presso il Cesena Fiere.
Giunta alla terza edizione, il festival ha visto incrociarsi varie aree tematiche a partire dall’alimentazione, con gli innumerevoli ingredienti e piatti salutari (o presunti tali, in alcuni casi) per proseguire con l’area relax e trattamenti, in cui l’hanno fatta da padroni le varie discipline olistiche come yoga, riflessologia plantare, ayurveda e molte altre, per finire poi con gli spazi dedicati allo shopping, in cui si potevano trovare tessuti alternativi, etici, naturali, oppure accessori, bigiotteria, pietre dure, incensi.
Nonostante l’affluenza decisamente ridotta, dovuta probabilmente anche alla bella giornata di sole che ha portato molta gente a preferire le gite fuoriporta di fine estate, le persone conosciute e gli scambi a livello umano e professionale hanno reso la giornata comunque piacevole e proficua.
Noi, in qualità di associati ENESAG  e collaboratori della rivista scientifica Enesag Research, abbiamo voluto fare un giretto per farci un’idea di tutto ciò che potesse riguardare l’alimentazione ed i suoi aspetti nutrizionali e verificare se i molti prodotti proposti al consumatore finale fossero DAVVERO salutari.
Le sorprese positive sono state sufficienti a far pendere l’ago della bilancia sull’effettiva salubrità di molti prodotti, anche se abbiamo trovato, come sempre, le dovute eccezioni.
Ma per ora soffermiamoci su ciò che di BUONO, sia a livello organolettico che nutrizionale, abbiamo trovato.
Una sorpresa, soprattutto a livello gustativo, è stato l’AGLIO NERO DI VOGHIERA (da non confondere con quello di Voghera, anche lui DOP!) dell’azienda NERO FERMENTO, varietà particolare coltivata tra Ferrara e le Valli di Comacchio sottoposta a fermentazione, che porta appunto ad ottenere questo prodotto di colore nero, ricchissimo di polifenoli e flavonoidi, sostanze a riconosciuta azione antiossidante indiretta e chiamate anche sostanze bioattive.
Utilissimo quindi contro lo stress ossidativo, negli stati infiammatori, nel controllo dell’ipercolesterolemia e delle dislipidemie, ha anche un sapore molto più delicato dell’aglio convenzionale e ben si presta a mille preparazioni gastronomiche.
Seconda scoperta positiva è la quinoa 100% italiana, da coltivazioni emiliane anch’esse poco distanti da Ravenna, dell’azienda QUINOA ROMAGNA.
Ottima qualità, sia per la classica che per la tricolore, ed anche ottimi prezzi!
Due parole con la moglie del titolare, scopertasi celiaca 8 anni fa, motivo per cui la famiglia ha deciso di auto-prodursi la quinoa.
Dei buoni prodotti, anche se per certi versi migliorabili un pochino sotto il profilo nutrizionale (il che li renderebbe praticamente perfetti) sono alcuni degli snack salati di S.P.Q.R. ITALIAN FOOD & BEVERAGE, come ad esempio le sfogliatine curcuma e semi di canapa (a cui potremmo aggiungere un pizzico di pepe, e sapete perchè!), quelle all’ortica, al farro e semi di chia o ai ceci, tutte dichiarate come fonte di fibre (quindi almeno il 3%), con grassi abbastanza limitati e soprattutto di qualità (girasole alto oleico, vinacciolo, extravergine d’oliva, di germe di grano).
I biscotti sono invece decisamente da migliorare, così come le barrette e gli snack dolci che di solito diamo ai bambini: ancora troppi zuccheri, sciroppo di agave compreso, e il sale che si potrebbe evitare.
Altra interessante novità, proposta da UMAMI CARE, è NAMBRA: nuova crema interamente a base di parmigiano reggiano DOP 36 mesi e miele d’acacia, ideale per gli sportivi anche per il comodo confezionamento in bustine monodose.
Si può assumere prima, durante e dopo l’attività sportiva come rapido recupero; è preparata senza uso di altri ingredienti come emulsionanti o conservanti, né sottoponendo il prodotto a trattamenti termici.
In pratica un concentrato di amminoacidi, zuccheri semplici a rapido assorbimento, lipidi e vitamine!
Buona poi la varietà di ingredienti alternativi, come la canapa o la spirulina, piuttosto che la scelta, finalmente un po’ più vasta, di prodotti senza glutine che, però, ricordiamo che non sempre sono davvero salutari in quanto ancora un po’ troppo ricchi di grassi (compreso il burro di karitè, che NON è salutare come si pensa…) e di zuccheri.
Positivi anche i due cooking show a cui ho assistito (ero presente solo domenica, quindi su quelli di sabato non posso esprimermi).
Il primo è stato quello di Annalisa Calandrini, autrice di “Amarsi cucinando sano” in cui rivisita le ricette della tradizione in chiave più salutistica.
Pur non avendola mai seguita prima, Annalisa mi è piaciuta per la sua apertura mentale.
La cosa che infatti ho apprezzato di più, al di là delle capacità e del cooking show, è stata la sua imparzialità (e professionalità, secondo me) nel dire che ciò che non le piace sono gli ESTREMISMI.
È vero, tutto si può fare: con coerenza, senza ledere la libertà fisica ed intellettuale degli altri e, ci aggiungo io, con un sano bilanciamento nutrizionale.
Al mondo, in fondo, c’è posto per tutti no?
Il secondo cooking show, divenuto piacevolmente una lezione di nutrizione in cucina, tenuta con termini molto semplici e perciò accessibile a tutti, è stato l’intervento del nutrizionista Dr. Antonio Galatà, presidente di AINC (Associazione Italiana Nutrizionisti in Cucina), accompagnato ai fornelli dal bravissimo Chef Massimo Salvadei del Ristorante Le Sequoie (AQ) ed aiutato dalla Pastry Chef Giulia Frank.
La presentazione di un piatto complesso come il petto d’anatra (che non è facilissimo preparare durante il cooking show di una fiera!) è diventato l’occasione per conoscere le caratteristiche dei migliori metodi di cottura, fondamentali per ottenere il massimo dei valori nutrizionali da qualsiasi piatto.
E chi meglio di Electrolux Professional poteva fornire il top degli elettrodomestici per le cotture a vapore, sottovuoto e in CBT, per ottenere dei manicaretti che vanno oltre l’aspetto estetico e la bontà regalandoci finalmente anche la SALUTE.
Ed ora arriviamo alle dolenti note, fondamentalmente 2.
La prima, e secondo me la peggiore vista proprio l’impronta che doveva avere il Festival, è stata la presenza dello stand Herbalife.
Penso che qualsiasi nutrizionista passato lì davanti si sia messo almeno un attimo le mani nei capelli, pur se solo con l’immaginazione.
Tutto si può dire, fuorchè che l’alimentazione proposta da Herbalife sia sana e quindi “presentabile” in una fiera orientata al Wellness.
La seconda pessima sorpresa l’ho avuta avvicinandomi ad una biscotteria artigianale che presentava sul suo roll-up dei prodotti “a basso indice glicemico”.
Un po’ per deformazione professionale ed un po’ perché, guarda caso, al momento sto studiando proprio un progetto sul basso IG, mi sono avvicinata per chiedere maggiori spiegazioni.
Alla mia domanda su quali fossero gli ingredienti aggiunti per rendere “basso” l’IG (claim che peraltro per legge NON è ammesso), il titolare mi risponde che vengono utilizzati zucchero di cocco e malto di riso, due dolcificanti naturali con IG più basso del saccarosio.
Tutto qui, chiedo io? C’è un’analisi che dichiara QUANTO è basso l’indice glicemico del prodotto, giusto per poterlo pubblicizzare (e comunque non dichiarare su alcuna etichetta)?
Faccio notare infatti che esiste una scala di valori per poter definire se l’IG sia basso, medio o alto, e soprattutto analisi in vivo ed in vitro che lo determinano.
La risposta mi ha lasciata senza parole: “Li mangia mio padre che è diabetico e non gli si alza la glicemia”.
Ecco, queste sono le cose che ancora mi stupiscono.
Il fatto che ci siano ancora dei produttori, piccoli o grandi che siano, che non solo non sanno nemmeno di cosa parlano, ma soprattutto che veramente rischiano in questo modo di far del male ai consumatori.
I cosiddetti “claims” nutrizionali o salutistici sono NORMATI dalla legge proprio per questo motivo: non c’è nessun alimento che possa vantare proprietà CURATIVE e in ogni caso tutti gli effetti benefici che può comportare per l’organismo sono provati e dichiarabili solo se l’alimento contiene una certa sostanza (o non la contiene per niente) e soprattutto in una certa quantità, non perché stamattina ho mangiato un biscotto e non mi si è alzata la glicemia.
L’esperienza del Wellness Food Festival ha quindi dato i suoi frutti, nel bene e nel male; sperando che produttori e consumatori siano sempre più formati ed informati, magari ci rivedremo il prossimo anno!

Dr.ssa Fabiana Carella

Fabiana Carella

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